Consenso informato alla procedura di Mastopessi

Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Mastopessi? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.

La procedura di Mastopessi è un Trattamento, talvolta denominato anche "Lifting chirurgico del seno", che rientra nell'area specialistica di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "85.6 Mastopessi".

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Consenso Informato Mastopessi: Illustrazione grafica

Mastopessi periareolare
Mastopessi periareolare: lifting del seno con incisione attorno all'areola per sollevare e rimodellare il seno, migliorandone forma e posizione.
Mastopessi con cicatrice verticale
Mastopessi con cicatrice verticale: lifting del seno con incisioni attorno all'areola e lungo una linea che scende fino al solco sottomammario.
Mastopessi con cicatrice a T rovesciata
Mastopessi con cicatrice a T rovesciata: incisioni periareolare, verticale dall'areola al solco e orizzontale in prossimità del solco sottomammario (talvolta sino alla regione ascellare o verso lo sterno)

Consenso Informato Mastopessi: Descrizione della procedura

Cosa è:

La mastopessi, comunemente nota come lifting del seno, è un intervento di chirurgia plastica volto a sollevare e rimodellare il seno cadente (ptosi mammaria) causato da vari fattori come gravidanze, allattamento, invecchiamento, variazioni di peso o semplicemente gravità. Durante la procedura, il chirurgo rimuove l'eccesso di pelle, riposiziona il complesso areola-capezzolo a un livello più elevato e rimodella il tessuto mammario per restituire un aspetto più giovane e sollevato al seno.

Se il tessuto ghiandolare e adiposo è insufficiente, può essere necessario inserire protesi mammarie per ripristinare il volume perduto (mastoplastica additiva). Le tecniche chirurgiche utilizzate variano a seconda del grado di ptosi e delle caratteristiche individuali della paziente; le incisioni possono essere limitate all'area periareolare o estendersi verticalmente e orizzontalmente in caso di ptosi marcata.

A cosa serve:

L'intervento di mastopessi ha come finalità principale il miglioramento estetico della forma e della posizione del seno cadente, consentendo di sollevare le areole e i capezzoli a una posizione più elevata e migliorando l'aspetto globale del seno. Inoltre, può essere utile per ridurre il diametro delle areole troppo grandi o per correggere eventuali asimmetrie tra le mammelle.

Tuttavia, è importante sottolineare che l'intervento non può garantire una simmetria perfetta o un risultato permanente; i processi naturali di invecchiamento e i cambiamenti corporei successivi, come gravidanze o variazioni di peso, possono influenzare il risultato nel tempo. In alcuni casi, potrebbe essere necessario un intervento correttivo successivo.

Che natura ha:

La mastopessi è un intervento chirurgico invasivo che comporta l'asportazione di tessuti cutanei in eccesso e il rimodellamento del tessuto mammario. È generalmente eseguito in anestesia generale o in anestesia loco-regionale associata a sedazione. Il trattamento implica incisioni cutanee che, pur suturate con precisione, lasciano cicatrici permanenti. Il grado di invasività e l'estensione delle cicatrici dipendono dalla quantità di pelle rimossa e dal grado di rilassamento del seno. Anche se il dolore post-operatorio è comune, è generalmente controllabile con analgesici.

Cosa comporta:

L’intervento di mastopessi coinvolge i distretti mammari nel loro insieme, interessando la cute, il tessuto ghiandolare e adiposo e il complesso areola-capezzolo, con l’obiettivo di rimodellare e sollevare il seno. In relazione alla tecnica chirurgica adottata, le cicatrici possono essere localizzate esclusivamente attorno all’areola, estendersi verticalmente dal margine inferiore dell’areola fino al solco sottomammario oppure includere anche un’incisione orizzontale lungo il solco sottomammario. La loro estensione è quindi direttamente correlata al grado di ptosi e alla quantità di cute da rimuovere.

Nel periodo post-operatorio è indispensabile che la paziente segua scrupolosamente le indicazioni fornite dal chirurgo al fine di ridurre il rischio di complicanze e favorire una corretta guarigione. In particolare, è richiesta l’astensione da attività fisica intensa e dall’esposizione a fonti di calore per un periodo minimo di un mese.

La mastopessi può essere eseguita secondo differenti tecniche chirurgiche. Nei casi di ptosi lieve, può essere indicata la mastopessi periareolare, nota anche come tecnica del “round block”, che prevede l’asportazione di un anello di cute attorno all’areola e determina una cicatrice confinata al margine areolare; tale tecnica può tuttavia comportare un aspetto mammario lievemente appiattito. In presenza di ptosi di grado intermedio, si ricorre più frequentemente alla mastopessi con cicatrice verticale, che associa alla cicatrice periareolare una cicatrice verticale diretta verso il solco sottomammario, consentendo una maggiore rimodellazione del seno. Nei casi di ptosi marcata, è invece indicata la mastopessi con cicatrice a “T rovesciata”, che richiede l’asportazione di una quantità più ampia di cute e comporta cicatrici periareolari, verticali e orizzontali lungo il solco sottomammario.

La scelta della tecnica chirurgica più appropriata dipende da grado di ptosi, quantità di pelle in eccesso e aspettative estetiche della paziente, ed è pertanto oggetto di una valutazione accurata e di una discussione personalizzata nel corso della pianificazione preoperatoria.

Quanto dura:

La durata dell'intervento varia tra 2 e 4 ore, a seconda dell'estensione della procedura e delle tecniche impiegate. Il decorso post-operatorio richiede un periodo di riposo iniziale di almeno 3-4 giorni, seguito da una graduale ripresa delle attività quotidiane. La completa guarigione e la valutazione del risultato finale possono richiedere diversi mesi, con un miglioramento progressivo della forma e della simmetria del seno nei primi 6 mesi post-operatori.

Consenso Informato Mastopessi: Benefici attesi

Cosa aspettarsi:

La mastopessi è un intervento di chirurgia estetica finalizzato alla correzione della ptosi mammaria, con l’obiettivo di migliorare l’aspetto complessivo del seno e restituirgli una forma più armoniosa. Tra i benefici attesi, il più immediato è il sollevamento delle mammelle, che conferisce al seno un aspetto più giovane e tonico. L’intervento consente di ridurre il grado di caduta, riposizionando il complesso areola-capezzolo in una sede più elevata e migliorando la proiezione del seno.

Oltre all’effetto di sollevamento, la mastopessi permette un rimodellamento del tessuto mammario, contribuendo a migliorare la forma e, nei limiti del possibile, la simmetria tra i due seni. Questo aspetto è particolarmente rilevante per le pazienti che presentano asimmetrie evidenti o che desiderano un profilo mammario più equilibrato e naturale. Nei casi in cui le areole risultino eccessivamente ampie, l’intervento consente inoltre di ridurne il diametro, rendendo l’aspetto del seno più proporzionato.

Un ulteriore beneficio frequentemente riportato è il miglioramento dell’autostima e della soddisfazione personale, legato a una percezione più positiva della propria immagine corporea e a un seno esteticamente più armonioso.

Per quanto riguarda la percentuale di successo, la mastopessi è associata a un elevato grado di soddisfazione, che supera l’85% dei casi. È tuttavia importante precisare che il concetto di successo è in larga misura soggettivo e dipende da diversi fattori, tra cui le aspettative della paziente, le condizioni di partenza del seno e la tecnica chirurgica adottata. Anche in presenza di un intervento tecnicamente corretto, non è possibile garantire una simmetria perfetta o risultati ideali, poiché il processo di guarigione, l’elasticità cutanea, l’età, le caratteristiche anatomiche individuali e lo stile di vita influenzano in modo significativo l’esito finale.

Va inoltre considerato che la durata dei risultati può essere condizionata dal naturale processo di invecchiamento, da eventuali gravidanze future o da variazioni di peso, che possono modificare nel tempo l’aspetto del seno. Le cicatrici, sebbene inevitabili, tendono generalmente a migliorare con il passare dei mesi, ma la loro qualità e visibilità non possono essere previste con assoluta certezza.

In conclusione, la mastopessi offre benefici estetici rilevanti per molte pazienti, ma è fondamentale affrontare l’intervento con aspettative realistiche, consapevoli dei limiti intrinseci della chirurgia estetica e della possibile necessità, in alcuni casi, di ulteriori ritocchi nel tempo per mantenere i risultati ottenuti.

Consenso Informato Mastopessi: Rischi e complicanze potenziali

Cosa può andare storto:

La mastopessi, come ogni intervento chirurgico, comporta la possibilità di rischi e complicanze, sebbene nella maggior parte dei casi si presentino con una frequenza contenuta. È tuttavia importante che la paziente sia consapevole delle evenienze potenziali associate alla procedura.

Durante o dopo l’intervento può verificarsi un’emorragia, con conseguente sanguinamento e possibile formazione di ematomi. Qualora il sanguinamento sia rilevante, può rendersi necessario un intervento chirurgico urgente per arrestarlo ed evacuare il sangue accumulato. Questa evenienza è stimata in circa 1–2% dei casi. Correlata all’emorragia è la formazione di ematomi, ossia raccolte di sangue sotto la pelle che determinano gonfiore, dolore e aumento di volume della mammella; quelli di piccole dimensioni tendono a riassorbirsi spontaneamente, mentre quelli più estesi possono richiedere un drenaggio chirurgico. La loro incidenza è stimata intorno al 2–3%.

Più raramente può comparire un sieroma, cioè un accumulo di liquido sieroso sotto la cute, generalmente di colore giallognolo, che provoca gonfiore locale. I sieromi di piccole dimensioni possono risolversi spontaneamente, mentre quelli più voluminosi possono necessitare di aspirazione o drenaggio. Questa complicanza è considerata molto rara, con una frequenza inferiore all’1%.

Un ulteriore rischio è rappresentato dall’infezione della ferita chirurgica, che può manifestarsi con arrossamento, dolore, gonfiore e secrezioni purulente. Nella maggior parte dei casi l’infezione è controllabile con terapia antibiotica, ma nelle situazioni più gravi può rendersi necessario un ulteriore intervento chirurgico. L’incidenza stimata è di circa 1–2%.

In casi rari può verificarsi necrosi della pelle o del complesso areola-capezzolo, ovvero la morte dei tessuti interessati. Questa complicanza è più frequente nelle pazienti fumatrici, diabetiche o con precedenti interventi chirurgici al seno, e può richiedere trattamenti prolungati con medicazioni o, nei casi più gravi, interventi ricostruttivi. La probabilità è inferiore all’1%. Un’altra possibile evenienza è la deiscenza della ferita, cioè la riapertura spontanea delle suture, soprattutto nelle zone sottoposte a maggiore tensione; la guarigione può avvenire spontaneamente o rendere necessario un nuovo intervento. Anche in questo caso l’incidenza è stimata intorno all’1–2%, con maggiore frequenza nelle pazienti diabetiche o fumatrici.

Sono inoltre possibili alterazioni della sensibilità della mammella, in particolare a livello dell’areola e del capezzolo, che possono manifestarsi come formicolio, ipersensibilità o riduzione della sensibilità. Tali disturbi sono relativamente comuni nei primi mesi dopo l’intervento e nella maggior parte dei casi tendono a regredire; solo in meno dell’1% dei casi possono risultare permanenti.

Per quanto riguarda l’esito cicatriziale, possono svilupparsi cicatrici ipertrofiche o cheloidee, caratterizzate da ispessimento, arrossamento e maggiore visibilità. I cheloidi, in particolare, rappresentano una crescita eccessiva del tessuto cicatriziale oltre i margini dell’incisione. La probabilità complessiva è stimata tra 1 e 2%, ed è fortemente influenzata dalla predisposizione individuale.

Nonostante l’accurata pianificazione chirurgica, possono persistere asimmetrie residue nella forma, nel volume, nella posizione delle mammelle o nell’orientamento dei capezzoli. Questa evenienza è riportata in circa 5–10% dei casi e, in alcune situazioni, può rendere opportuno un intervento di ritocco.

La capacità di allattamento può risultare parzialmente o totalmente compromessa dopo mastopessi, in relazione all’estensione dell’intervento e al coinvolgimento dei dotti lattiferi; il rischio varia da caso a caso e può essere significativo soprattutto nelle procedure più estese.

Devono infine essere considerati i rischi legati all’anestesia, sia generale sia loco-regionale, che includono reazioni allergiche, problemi respiratori e, in casi eccezionali, complicanze molto gravi come ictus, infarto o decesso. Le complicanze anestesiologiche gravi sono estremamente rare, con una probabilità inferiore allo 0,01%. Analogamente, la trombosi venosa profonda e la conseguente embolia polmonare rappresentano eventi rari ma potenzialmente letali, con un’incidenza inferiore all’1%, aumentata in presenza di fattori predisponenti quali obesità, immobilizzazione prolungata o disturbi della coagulazione. Complicanze cardiache o respiratorie gravi, come arresto cardiaco o insufficienza respiratoria, sono anch’esse eccezionali (meno dello 0,01%) e più probabili in pazienti con patologie preesistenti rilevanti.

In definitiva, sebbene la mastopessi sia generalmente sicura e comporti un alto tasso di successo, è fondamentale che ogni paziente sia consapevole dei rischi associati. Il chirurgo discuterà dettagliatamente di questi rischi durante la consultazione pre-operatoria, permettendo alla paziente di prendere una decisione informata. La comprensione dei potenziali rischi e complicanze è essenziale per un approccio realistico e sicuro alla chirurgia estetica.

Consenso Informato Mastopessi: Controindicazioni

Relative:

Le controindicazioni relative comprendono quelle condizioni che non escludono in modo assoluto la possibilità di sottoporsi a una mastopessi, ma che richiedono una valutazione particolarmente accurata da parte del chirurgo e dell’équipe sanitaria, al fine di ponderare attentamente il rapporto tra rischi e benefici. In tali situazioni può rendersi necessario adottare specifiche precauzioni, rinviare l’intervento o prevedere un monitoraggio clinico più stringente.

Il fumo attivo rappresenta una condizione di rilievo, poiché compromette la microcircolazione e riduce l’ossigenazione dei tessuti, aumentando il rischio di complicanze quali necrosi cutanea, deiscenza delle ferite e cicatrici di qualità insoddisfacente. Per questo motivo è fortemente raccomandata la sospensione del fumo per almeno quattro settimane prima e dopo l’intervento. In alcuni casi, il chirurgo può decidere di posticipare la procedura fino a quando la paziente non abbia interrotto il fumo per un periodo adeguato.

Il diabete mellito, soprattutto se non ben controllato, è associato a un aumento del rischio di infezioni, ritardi nella guarigione delle ferite e complicanze di tipo vascolare. È pertanto necessario che la patologia sia stabilizzata prima dell’intervento; il chirurgo può richiedere accertamenti aggiuntivi o consulenze specialistiche per verificare un adeguato controllo metabolico.

L’obesità comporta un incremento del rischio di complicanze anestesiologiche, infezioni, deiscenza delle ferite e trombosi venosa profonda. In questi casi, può essere consigliata una riduzione ponderale prima di prendere in considerazione l’intervento chirurgico.

La presenza di anemia o disturbi della coagulazione può aumentare il rischio di sanguinamenti e complicanze nel periodo post-operatorio. È quindi indicata una valutazione ematologica approfondita e, se necessario, un trattamento mirato per stabilizzare la condizione prima di procedere con l’intervento.

Anche la terapia con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti rappresenta una controindicazione relativa, poiché tali farmaci aumentano il rischio di emorragie intra- e post-operatorie. Spesso è richiesta una sospensione temporanea della terapia, sotto stretto controllo medico, ed eventualmente la sua sostituzione con trattamenti alternativi.

Le malattie cardiovascolari stabili, come l’ipertensione ben controllata o una pregressa storia di infarto, possono esporre la paziente a rischi aumentati durante l’anestesia e l’atto chirurgico. In questi casi è generalmente indicato un consulto cardiologico e un’ottimizzazione della terapia prima di programmare l’intervento.

Infine, la gravidanza e l’allattamento rappresentano condizioni in cui la mastopessi non è indicata, a causa delle modificazioni fisiologiche e ormonali che possono interferire sia con l’esecuzione dell’intervento sia con i processi di guarigione. L’intervento deve pertanto essere rinviato fino al termine dell’allattamento e al raggiungimento di una stabilità ormonale.

Assolute:

Le controindicazioni assolute comprendono tutte quelle condizioni cliniche che rendono l’intervento di mastopessi inappropriato o potenzialmente pericoloso per la salute della paziente. In presenza di tali situazioni, la procedura non può essere eseguita e il paziente deve esserne pienamente informato e consapevole.

In particolare, la mastopessi è assolutamente controindicata nei casi di grave insufficienza cardiaca o di malattie cardiache instabili, come l’angina instabile o altre patologie cardiache non adeguatamente controllate. In queste condizioni il rischio di complicanze perioperatorie gravi, inclusi infarto miocardico o arresto cardiaco, risulta eccessivamente elevato.

La presenza di infezioni attive, sia locali sia sistemiche, rappresenta un’ulteriore controindicazione assoluta. Un’infezione in atto aumenta in modo significativo il rischio di complicanze infettive post-operatorie e di esiti sfavorevoli; pertanto l’intervento deve essere rimandato fino alla completa risoluzione del quadro infettivo.

Anche i disordini gravi della coagulazione, come l’emofilia o altre coagulopatie non correggibili, costituiscono una controindicazione assoluta, in quanto espongono la paziente a un rischio elevato di emorragie gravi o potenzialmente letali durante e dopo l’intervento chirurgico.

Un’anamnesi positiva per allergia grave o reazioni anafilattiche ai farmaci anestetici utilizzati in chirurgia rappresenta un’ulteriore condizione ostativa. In assenza di alternative anestesiologiche sicure, la mastopessi non può essere eseguita.

Le malattie autoimmuni attive o di particolare gravità, come ad esempio il lupus eritematoso sistemico non controllato, possono compromettere i normali processi di guarigione e aumentare il rischio di complicanze. In tali casi, l’intervento è controindicato fino a quando la patologia non sia adeguatamente controllata o in remissione.

La presenza di neoplasie maligne in fase attiva, soprattutto a carico della mammella, costituisce una controindicazione assoluta alla mastopessi, poiché l’intervento potrebbe interferire con i trattamenti oncologici e influenzare negativamente la prognosi. La procedura non può pertanto essere eseguita in caso di tumori maligni non trattati.

Infine, nei pazienti che non tollerano l’anestesia generale a causa di condizioni mediche che ne rendono insicuro l’impiego, la mastopessi risulta controindicata, poiché l’intervento richiede nella maggior parte dei casi tale modalità anestesiologica, salvo la possibilità di ricorrere a tecniche alternative sicure.

È essenziale che la paziente informi in modo completo e accurato il chirurgo circa tutte le condizioni mediche preesistenti, al fine di consentire una corretta valutazione dei rischi. Le controindicazioni assolute devono essere rigorosamente rispettate ed escludono l’esecuzione dell’intervento, mentre le controindicazioni relative richiedono un’attenta analisi del rapporto rischio/beneficio prima di procedere con una mastopessi.

Consenso Informato Mastopessi: Alternative disponibili

Possibili alternative:

Esistono diverse alternative alla mastopessi che possono essere prese in considerazione per migliorare l’aspetto di un seno cadente, pur offrendo risultati differenti o solo parziali rispetto al sollevamento chirurgico.

Una prima possibilità è rappresentata dalla mastoplastica additiva, che consiste nell’inserimento di protesi mammarie allo scopo di aumentare il volume del seno e migliorarne la forma. In alcuni casi, questa procedura può determinare un miglioramento apparente della ptosi grazie all’aumento di volume; tuttavia, quando il rilassamento è significativo, la mastoplastica additiva viene spesso associata a una mastopessi, in un unico intervento, per ottenere sia il sollevamento sia l’incremento volumetrico.

Un’altra alternativa è la mastoplastica riduttiva, indicata soprattutto nelle pazienti con seni particolarmente voluminosi e ptosici. Questo intervento prevede la riduzione delle dimensioni del seno mediante l’asportazione di tessuto adiposo, ghiandolare e cutaneo, con un effetto combinato di alleggerimento e sollevamento della mammella.

Sono inoltre disponibili trattamenti non chirurgici, come l’utilizzo di fili di sospensione oppure tecniche di lifting non chirurgico basate su radiofrequenza o laser. Questi approcci possono determinare un lieve miglioramento della tonicità cutanea e un modesto effetto di sollevamento; tuttavia, i risultati sono nettamente inferiori rispetto a quelli ottenibili con una mastopessi chirurgica e, nella maggior parte dei casi, hanno carattere temporaneo.

Infine, l’uso di reggiseni push-up o modellanti rappresenta una soluzione esclusivamente estetica e non invasiva. Questo tipo di biancheria può migliorare temporaneamente l’aspetto del seno sotto gli abiti, fornendo un effetto di sollevamento apparente, senza però modificare in modo permanente la forma o la posizione delle mammelle.

Principali differenze:

Ogni alternativa alla mastopessi presenta caratteristiche differenti in termini di benefici, rischi e risultati ottenibili, ed è quindi importante che tali differenze vengano comprese per poter effettuare una scelta consapevole e adeguata alle proprie esigenze.

La mastoplastica additiva consente principalmente un aumento del volume del seno e permette di ottenere una forma più piena e rotonda. Tuttavia, questa procedura comporta rischi legati all’inserimento delle protesi, come la possibilità di contrattura capsulare, infezioni, rottura degli impianti o la necessità di sostituirli nel tempo. È inoltre importante sottolineare che la mastoplastica additiva, se eseguita da sola, non è in grado di correggere in modo efficace una ptosi mammaria significativa. A differenza della mastopessi, infatti, migliora il volume ma non risolve adeguatamente la caduta del seno senza un intervento di sollevamento associato.

La mastoplastica riduttiva offre il vantaggio di diminuire il peso e il volume del seno, migliorandone al contempo la forma e la simmetria, con un possibile beneficio anche sui disturbi correlati all’eccessivo volume mammario, come dolori cervicali o dorsali. I rischi sono simili a quelli della mastopessi e includono la possibilità di cicatrici evidenti, emorragie, infezioni e alterazioni della sensibilità. Inoltre, una riduzione eccessiva del volume potrebbe determinare insoddisfazione estetica. La principale differenza rispetto alla mastopessi consiste nel fatto che, oltre al sollevamento, viene ridotto anche il volume del seno, aspetto che non tutte le pazienti desiderano.

I trattamenti non chirurgici, come le tecniche di lifting con radiofrequenza, laser o fili di sospensione, non comportano incisioni né cicatrici, presentano rischi ridotti e richiedono tempi di recupero molto brevi. Possono determinare un miglioramento temporaneo della tonicità cutanea, ma i loro effetti sono limitati e non consentono di correggere una ptosi mammaria rilevante. A differenza della mastopessi chirurgica, non offrono risultati significativi, profondi e duraturi nel rimodellamento del seno.

L’uso di reggiseni push-up o modellanti rappresenta infine una soluzione puramente estetica e priva di rischi medici, con un effetto immediato visibile sotto gli indumenti. Tuttavia, non determina alcuna modifica reale, strutturale o permanente del seno, e i risultati sono esclusivamente temporanei e limitati al periodo di utilizzo del dispositivo.

Conseguenze del rifiuto:

Nel caso in cui la paziente scelga di non sottoporsi all’intervento di mastopessi, è opportuno valutare attentamente le possibili conseguenze di tale decisione, sia sotto il profilo estetico sia in relazione al benessere complessivo.

In assenza dell’intervento, la ptosi mammaria continuerà a essere presente e l’aspetto del seno rimarrà invariato. Questa condizione potrebbe determinare una persistente insoddisfazione estetica, con possibili ripercussioni sull’autostima e sul benessere psicologico della paziente. Inoltre, con il trascorrere del tempo, la caduta del seno potrebbe accentuarsi ulteriormente a causa dei naturali processi di invecchiamento, dell’azione della gravità o di eventuali variazioni ponderali, rendendo un eventuale intervento futuro più complesso dal punto di vista chirurgico.

Qualora la ptosi sia associata anche a disturbi fisici, come dolori alla schiena o al collo — soprattutto nei casi di seno voluminoso — la mancata esecuzione della mastopessi non comporterà alcun miglioramento di tali sintomi, che potrebbero persistere o addirittura aggravarsi nel tempo.

D’altro canto, la scelta di non intervenire chirurgicamente implica il mantenimento dello stato attuale, con l’assenza dei rischi e delle possibili complicanze legate all’intervento. Tuttavia, contestualmente, la paziente non potrà beneficiare dei risultati estetici e funzionali che la mastopessi è in grado di offrire.

In conclusione, la decisione di sottoporsi o meno a una mastopessi deve derivare da una valutazione consapevole dei benefici attesi, dei potenziali rischi e delle alternative disponibili. È fondamentale che la paziente affronti un confronto approfondito con il chirurgo, al fine di comprendere pienamente le implicazioni di ogni opzione e giungere a una scelta informata, coerente con le proprie aspettative estetiche e con le proprie esigenze di salute.

Consenso Informato Mastopessi: Indicazioni pre e post-procedura

Cosa fare prima:

Prima di sottoporsi all’intervento di mastopessi, è indispensabile attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal chirurgo, al fine di prepararsi in modo adeguato alla procedura e ridurre il rischio di complicanze.

In particolare, è richiesto di sospendere il fumo almeno quattro settimane prima dell’intervento, poiché il tabagismo compromette la circolazione sanguigna e può interferire negativamente con la guarigione delle ferite, aumentando il rischio di complicazioni post-operatorie.

È inoltre necessario informare il medico di tutti i farmaci e integratori assunti, compresi anticoagulanti e antiaggreganti. In base alla valutazione clinica, potrebbe essere indicata la sospensione di tali terapie almeno due settimane prima dell’intervento, sempre sotto controllo medico, per ridurre il rischio di sanguinamento.

La paziente dovrà eseguire tutti gli esami pre-operatori prescritti, quali esami ematochimici, ecografia mammaria e/o mammografia, al fine di verificare lo stato di salute generale e mammario ed escludere condizioni che possano controindicare o complicare l’intervento.

Il giorno precedente l’operazione è richiesta un’accurata preparazione della pelle, che comprende un bagno di pulizia completo e la depilazione delle ascelle. È inoltre necessario rimuovere lo smalto dalle unghie delle mani, così da consentire un corretto monitoraggio intraoperatorio.

È fondamentale rispettare il digiuno pre-operatorio, evitando l’assunzione di cibi solidi e bevande per almeno otto ore prima dell’intervento, secondo le indicazioni anestesiologiche.

Il giorno dell’operazione si raccomanda di indossare abiti comodi, preferibilmente con apertura anteriore e maniche ampie, nonché calzature senza tacco, per facilitare la vestizione e ridurre i disagi nel periodo immediatamente successivo all’intervento.

Infine, prima dell’intervento, la paziente deve aver letto, compreso, firmato e consegnato il modulo di consenso informato, confermando di essere stata adeguatamente informata sulla procedura, sui benefici attesi, sui rischi e sulle alternative terapeutiche.

Cosa fare dopo:

Dopo l’intervento di mastopessi è fondamentale attenersi con precisione alle indicazioni fornite dal chirurgo, al fine di favorire una corretta guarigione e ottenere il miglior risultato possibile.

Nei primi giorni successivi all’operazione è consigliato riposare adeguatamente, in particolare per i primi tre o quattro giorni, evitando sforzi fisici e movimenti bruschi. Durante il riposo è opportuno mantenere il busto leggermente sollevato, soprattutto a letto, per contribuire alla riduzione del gonfiore.

È necessario seguire scrupolosamente le istruzioni relative alle medicazioni, attenendosi alle modalità e ai tempi indicati dal medico. Inoltre, il reggiseno contenitivo prescritto deve essere indossato giorno e notte per circa un mese, o comunque per il periodo stabilito dal chirurgo, al fine di sostenere correttamente i tessuti e favorire la stabilizzazione del risultato.

Per quanto riguarda il controllo del dolore, è importante assumere i farmaci analgesici prescritti secondo le indicazioni ricevute. Qualora il dolore risultasse non controllabile o dovesse aumentare improvvisamente, è necessario informare tempestivamente il medico.

Nel caso siano stati posizionati dei drenaggi, la paziente dovrà attenersi alle indicazioni del chirurgo, considerando che la loro rimozione avviene generalmente entro 12–48 ore dall’intervento.

È consigliato monitorare regolarmente la temperatura corporea: un lieve rialzo termico nei primi giorni può essere considerato normale, mentre la comparsa di febbre persistente deve essere prontamente segnalata al medico.

Infine, qualora sia stata prescritta una terapia antibiotica, è fondamentale completare l’intero ciclo indicato, anche in assenza di sintomi, per ridurre il rischio di infezioni post-operatorie.

Cosa evitare:

Nel periodo successivo all’intervento di mastopessi è necessario evitare specifiche attività e comportamenti per ridurre il rischio di complicanze e favorire una guarigione corretta e stabile.

In particolare, è indicato astenersi da attività fisica intensa e da qualsiasi pratica sportiva per almeno un mese, così da consentire ai tessuti di consolidarsi adeguatamente. Deve essere inoltre evitata l’esposizione diretta al sole e a fonti di calore eccessivo, come saune, bagni turchi e lettini abbronzanti, poiché il calore può interferire con il processo di cicatrizzazione e compromettere la qualità delle cicatrici.

È importante anche non sollevare pesi e non compiere movimenti bruschi delle braccia, in quanto tali azioni possono aumentare la tensione sulle suture e sui tessuti operati. Per lo stesso motivo, la guida di veicoli deve essere sospesa per almeno una settimana, o comunque fino a quando il chirurgo non ne autorizzi la ripresa.

Infine, è fortemente raccomandato continuare a evitare il fumo per almeno un mese dopo l’intervento, poiché il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti e può compromettere significativamente la guarigione.

A cosa prestare attenzione:

Dopo l’intervento di mastopessi è fondamentale prestare attenzione ad alcuni segni e sintomi che potrebbero indicare l’insorgenza di complicanze e che richiedono un contatto tempestivo con il chirurgo. In particolare, la comparsa di dolore intenso o persistente, soprattutto se localizzato a una sola mammella, può essere indicativa della formazione di un ematoma o di un’infezione e deve essere segnalata immediatamente. Allo stesso modo, sanguinamenti abbondanti o la presenza di secrezioni dalle ferite, soprattutto se purulente o maleodoranti, rappresentano segnali di allarme che necessitano di una valutazione medica urgente.

È inoltre necessario monitorare la temperatura corporea: una febbre superiore a 38 °C che persiste per oltre 24 ore può essere un segno di infezione e richiede il contatto immediato con il chirurgo. Un’attenzione particolare va posta anche a eventuali gonfiori asimmetrici o a un aumento improvviso di volume di una mammella, situazioni che possono indicare la formazione di un sieroma o di un ematoma e che richiedono un intervento medico tempestivo.

Devono essere riferite al chirurgo anche alterazioni della sensibilità, quali formicolii, perdita di sensibilità persistente o dolori anomali a livello dell’areola e del capezzolo. Infine, la comparsa di segni compatibili con trombosi, come dolore improvviso e gonfiore a una gamba, associati a rossore o aumento della temperatura locale, rappresenta un’emergenza medica e richiede un’immediata valutazione sanitaria.

Una piena comprensione di ogni aspetto della procedura, dei rischi connessi, delle alternative disponibili e delle indicazioni pre e post-operatorie è essenziale per compiere una scelta realmente consapevole. In ogni fase del percorso terapeutico, la sicurezza e il benessere della paziente restano la priorità assoluta.

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