Consenso informato alla procedura di Mastoplastica additiva
Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Mastoplastica additiva? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.
La procedura di Mastoplastica additiva è un Trattamento, talvolta denominato anche "Aumento del seno con protesi" o "Mammoplastica di ingrandimento", che rientra nell'area specialistica di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "85.5 Mammoplastica di ingrandimento".
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Illustrazione grafica

Mastoplastica additiva: incisioni possibili in sede ascellare, inframammaria o periareolare per l'inserimento delle protesi.

Confronto tra posizionamento della protesi in mastoplastica additiva: A) subghiandolare, B) submuscolare.

Consenso Informato Mastoplastica additiva: Descrizione della procedura
Cosa è:
La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia plastica finalizzato all’aumento del volume del seno e alla modifica della sua forma mediante l’inserimento di protesi mammarie. Le protesi impiegate sono dispositivi medici costituiti da un involucro in silicone e riempiti con gel di silicone, soluzione salina o altri materiali idonei. L’intervento può essere eseguito sia per finalità estetiche sia per indicazioni ricostruttive, ad esempio in presenza di ipoplasia mammaria, asimmetrie del seno o come completamento di un percorso ricostruttivo dopo mastectomia.
La mastoplastica additiva è un intervento altamente personalizzato, che viene pianificato in base alle caratteristiche anatomiche della paziente, alla conformazione delle mammelle e alle sue aspettative. Le modalità operative possono variare sotto diversi profili. L’incisione cutanea necessaria per l’inserimento della protesi può essere praticata nel solco sottomammario, lungo il margine dell’areola oppure a livello ascellare. La scelta della sede dell’incisione viene concordata prima dell’intervento e dipende da fattori anatomici locali, come le dimensioni dell’areola e la definizione del solco sottomammario, oltre che dal tipo e dalle dimensioni delle protesi selezionate.
La sede di impianto della protesi può essere sotto la ghiandola mammaria oppure sotto il muscolo pettorale. Tale decisione è influenzata dallo spessore dei tessuti di copertura e dall’esigenza di ottenere una protezione adeguata della protesi; nelle pazienti più magre o con una ghiandola mammaria poco rappresentata, l’inserimento sotto il muscolo pettorale è generalmente preferito.
Per quanto riguarda il tipo, la forma e il volume delle protesi, queste possono essere rotonde, con base circolare, oppure anatomiche, comunemente definite “a goccia”. Le dimensioni vengono scelte in relazione alla conformazione del torace e alle proporzioni desiderate del seno, con l’obiettivo di ottenere un risultato armonico. La protesi viene posizionata e centrata sotto il capezzolo per favorire un aspetto il più possibile naturale e simmetrico.
Dal punto di vista della tecnica chirurgica, durante l’intervento il chirurgo crea una tasca adeguata ad accogliere la protesi. La chiusura cutanea viene eseguita con particolare attenzione per ridurre la visibilità delle cicatrici. In alcune situazioni possono essere posizionati drenaggi aspirativi, che generalmente fuoriescono dalla regione ascellare, al fine di prevenire l’accumulo di liquidi nel periodo postoperatorio.
Nei casi in cui sia presente una ptosi mammaria, ovvero un rilassamento del seno, la mastoplastica additiva può essere associata a una mastopessi, comunemente definita lifting del seno. Questa procedura prevede l’asportazione della cute in eccesso e il rimodellamento della ghiandola mammaria e può comportare ulteriori incisioni e cicatrici, che possono essere verticali e/o localizzate lungo il solco sottomammario.
A cosa serve:
L’intervento di mastoplastica additiva ha come finalità il miglioramento dell’aspetto estetico del seno, mediante l’aumento del volume e la creazione di una forma più armoniosa e simmetrica. Tale procedura viene comunemente eseguita per correggere anomalie congenite, per ripristinare il volume mammario perso in seguito ad allattamento o a significative variazioni di peso, oppure per motivazioni esclusivamente estetiche, al fine di rispondere ai desideri della paziente in relazione alla propria immagine corporea.
In particolare, la mastoplastica additiva è indicata nei casi di seno ipoplasico o con sviluppo incompleto, consentendo alle pazienti di ottenere un volume e una morfologia mammaria più proporzionati alla loro struttura fisica complessiva. L’intervento risulta inoltre utile nel ripristino del volume mammario perso, condizione frequente dopo l’allattamento o dopo importanti cali ponderali, situazioni che possono determinare uno svuotamento del seno e talvolta una sua discesa, definita ptosi. In questi casi, l’aumento del volume consente di migliorare la consistenza e l’aspetto del seno, conferendogli maggiore rotondità, proiezione e tonicità.
La mastoplastica additiva può essere eseguita anche per la correzione di asimmetrie mammarie, quando esistono differenze apprezzabili di volume tra le due mammelle. In tali circostanze, è possibile utilizzare protesi di dimensioni differenti; tuttavia, è importante sottolineare che il raggiungimento di una simmetria perfetta non è sempre possibile e che il risultato finale potrebbe presentare lievi differenze residue.
L’intervento consente infine un miglioramento dell’aspetto complessivo del seno, favorendo una migliore proporzione tra le dimensioni delle mammelle e la corporatura della paziente. Pur perseguendo un risultato il più possibile naturale, in alcune situazioni, in particolare nelle pazienti molto magre o con una ghiandola mammaria poco rappresentata, le protesi possono risultare più palpabili o visibili, con possibile comparsa di ondulazioni superficiali della cute, note come rippling o wrinkling.
Nei casi in cui il seno risulti particolarmente rilassato o pendulo, la mastoplastica additiva può essere associata a una mastopessi, procedura che prevede la rimozione della cute in eccesso e il rimodellamento della ghiandola mammaria, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la forma e la posizione del seno.
Che natura ha:
La mastoplastica additiva è una procedura chirurgica invasiva che prevede l’esecuzione di un’incisione cutanea necessaria per l’inserimento delle protesi mammarie. L’incisione può essere effettuata in diverse sedi, tra cui il solco sottomammario, la regione periareolare oppure l’ascella. La scelta della sede incisionale dipende da molteplici fattori, quali la conformazione anatomica della paziente, le caratteristiche del seno e il tipo di protesi utilizzata, ed è definita in fase preoperatoria. L’intervento può essere eseguito in anestesia generale oppure in anestesia loco-regionale associata a sedazione e comporta il posizionamento delle protesi all’interno di una tasca chirurgica creata al di sotto della ghiandola mammaria oppure al di sotto del muscolo pettorale, in base alle caratteristiche dei tessuti e agli obiettivi estetici.
Le protesi mammarie utilizzate nella mastoplastica additiva sono dispositivi medici progettati per garantire un elevato livello di sicurezza e durata nel tempo, pur non essendo esenti da rischi e limitazioni. Tali impianti sono costituiti da un involucro in silicone che può contenere gel di silicone o altre sostanze, come soluzione fisiologica o idrogel.
Le protesi riempite con gel di silicone rappresentano la tipologia più comunemente utilizzata, poiché offrono un aspetto e una consistenza più simili al tessuto mammario naturale rispetto ad altri materiali. Queste protesi sono state ampiamente studiate e impiegate da milioni di donne nel mondo, con risultati clinici consolidati. In passato, in particolare negli Stati Uniti, il loro utilizzo era stato temporaneamente sospeso a causa di timori relativi a un possibile aumento del rischio di patologie neoplastiche o autoimmuni; studi successivi hanno tuttavia dimostrato che le protesi mammarie non influenzano l’insorgenza o lo sviluppo di tumori, non esiste evidenza scientifica di un nesso causale con malattie autoimmuni e che le eventuali difficoltà diagnostiche in mammografia possono essere superate mediante tecniche di imaging avanzate e l’esperienza del radiologo.
Le protesi riempite con soluzione fisiologica, costituita da acqua e sale, presentano una consistenza generalmente meno naturale rispetto a quelle in gel di silicone e, in alcuni casi, possono produrre un rumore dovuto al movimento del liquido all’interno dell’involucro. Inoltre, nel tempo, possono andare incontro a una progressiva perdita di volume a causa della possibile fuoriuscita del contenuto. Le protesi riempite con idrogel, una miscela di acqua e catene di zuccheri, sono meno utilizzate e hanno mostrato una tendenza a variazioni di volume nel corso del tempo.
Alcune protesi presentano un involucro in silicone rivestito da poliuretano, caratteristica che può contribuire a ridurre l’incidenza della contrattura capsulare, una complicanza in cui il tessuto cicatriziale che si forma fisiologicamente intorno alla protesi si retrae, rendendo il seno duro e talvolta doloroso.
Le dimensioni, la forma e la consistenza delle protesi vengono scelte in modo personalizzato. Le dimensioni devono essere adeguate alle caratteristiche anatomiche della paziente e alle sue preferenze estetiche, mantenendo un equilibrio armonico con la struttura corporea; protesi eccessivamente grandi rispetto a un torace sottile possono determinare un risultato innaturale. Le protesi possono essere rotonde, con base circolare, oppure anatomiche, comunemente definite “a goccia”. A parità di altezza e larghezza, ciascun modello può presentare una proiezione variabile, che influisce sulla sporgenza anteriore del seno.
Gli impianti mammari, pur essendo progettati per essere resistenti, non hanno una durata illimitata e sono soggetti a fenomeni di usura nel tempo. I produttori forniscono generalmente una garanzia sull’integrità strutturale, senza tuttavia garantire una durata indefinita. Con il passare degli anni, le protesi possono andare incontro a deterioramento, con rischio di trasudazione del contenuto o rottura, anche in seguito a traumi. Per tale motivo, è raccomandato un controllo clinico annuale, eventualmente associato a indagini radiologiche, al fine di monitorarne l’integrità. In alcuni casi, sulla base della valutazione clinica e strumentale, può rendersi necessaria la sostituzione delle protesi dopo circa 10–15 anni.
Cosa comporta:
La procedura interessa la regione mammaria e coinvolge i tessuti superficiali e profondi del seno, compresa la ghiandola mammaria e/o il muscolo pettorale, a seconda della tecnica adottata. In casi particolari, come la presenza di ptosi (rilassamento del seno), l'intervento può essere combinato con una mastopessi (lifting del seno) per ottenere un risultato ottimale.
La mastoplastica additiva comporta cicatrici, che variano in visibilità a seconda della tecnica e della guarigione individuale. Inoltre, possono verificarsi complicanze come infezioni, sanguinamenti, ematomi, sieromi, contrattura capsulare, rottura della protesi, spostamento o rotazione della stessa, e alterazioni della sensibilità del capezzolo e della pelle circostante.
Quanto dura:
La durata dell'intervento di mastoplastica additiva varia in base alla complessità del caso e alla tecnica utilizzata, generalmente oscillando tra 1 e 3 ore. Il decorso post-operatorio richiede un periodo di riposo e monitoraggio per diverse settimane, durante le quali la paziente dovrà seguire precise indicazioni per garantire una corretta guarigione e minimizzare il rischio di complicanze.
Il risultato ottenuto con la mastoplastica additiva è immediatamente apprezzabile, ma il gonfiore post-operatorio può rendere difficile la valutazione del risultato finale per alcuni mesi. Di norma, il risultato definitivo si stabilizza intorno ai 6 mesi dopo l'intervento.
Il risultato estetico può subire variazioni nel tempo a causa di fattori come gravidanze, allattamenti, variazioni ponderali e l'invecchiamento naturale. Inoltre, la parete delle protesi può deteriorarsi col tempo, aumentando il rischio di trasudazione del contenuto o rottura a seguito di traumi.
Per questo motivo, è consigliabile sottoporsi a visite di controllo annuali e, in caso di dubbio sull'integrità delle protesi, considerare un intervento di rimozione o sostituzione. Alcune aziende produttrici raccomandano la sostituzione delle protesi dopo 10-15 anni, ma la decisione deve essere basata su una valutazione clinica e radiologica accurata.
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Benefici attesi
Cosa aspettarsi:
La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico finalizzato a migliorare l’aspetto estetico del seno, correggendo condizioni quali ipoplasia mammaria (sviluppo incompleto del seno), asimmetrie tra le mammelle o perdita di volume conseguente a gravidanza, allattamento o rilevanti variazioni di peso corporeo.
Tra i benefici attesi, il principale è rappresentato dall’aumento del volume del seno, che consente di ottenere mammelle più piene e prominenti. Questo risultato costituisce l’obiettivo primario dell’intervento e, nella maggior parte dei casi, le pazienti riferiscono un elevato grado di soddisfazione in relazione alle dimensioni e alla forma del seno dopo l’operazione. L’intervento permette inoltre il ripristino del volume perso in seguito a eventi come l’allattamento o importanti cali ponderali, situazioni che possono determinare uno svuotamento del seno e talvolta una sua discesa, definita ptosi. In tali casi, la mastoplastica additiva consente di migliorare la consistenza del seno, conferendogli maggiore rotondità, proiezione e tonicità.
Un ulteriore beneficio riguarda il miglioramento della forma e della simmetria mammaria, poiché l’intervento può ridurre differenze di volume tra le due mammelle e rendere il seno complessivamente più armonico. È tuttavia importante precisare che una simmetria perfetta è raramente raggiungibile e non può essere garantita. Per molte pazienti, il cambiamento estetico ottenuto si associa anche a un miglioramento dell’autostima e della sicurezza personale, con un impatto positivo sull’immagine corporea e sul benessere psicologico.
Il successo dell’intervento, inteso come grado di soddisfazione complessiva della paziente e raggiungimento degli obiettivi estetici prefissati, è generalmente elevato. Studi e indagini condotte su pazienti sottoposte a mastoplastica additiva indicano che circa l’85–90% delle donne si dichiara soddisfatto del risultato ottenuto. È tuttavia necessario considerare che la percezione del successo è soggettiva e strettamente correlata alle aspettative iniziali della paziente.
Nonostante l’alto tasso di soddisfazione, è fondamentale essere consapevoli delle limitazioni intrinseche della procedura. La chirurgia plastica estetica non può garantire risultati perfetti o trasformazioni radicali; fattori quali la presenza di cicatrici residue, una possibile asimmetria residua e la variabilità individuale dei processi di guarigione possono influenzare l’esito finale. Inoltre, il naturale processo di invecchiamento, eventuali future variazioni di peso e successive gravidanze possono modificare nel tempo l’aspetto del seno ottenuto con l’intervento.
Per quanto riguarda la durata dei risultati, la mastoplastica additiva offre generalmente esiti stabili nel tempo; tuttavia, le protesi mammarie, pur essendo dispositivi resistenti, sono soggette a usura e non hanno una durata illimitata. In base alle caratteristiche delle protesi e alle condizioni cliniche della paziente, potrebbe rendersi necessaria la loro sostituzione dopo circa 10–15 anni.
In sintesi, la mastoplastica additiva consente di ottenere benefici estetici significativi nella correzione dei difetti del seno, con un elevato tasso di soddisfazione. È tuttavia essenziale mantenere aspettative realistiche e comprendere che la chirurgia plastica estetica non è una scienza esatta, poiché i risultati possono variare da persona a persona. Come in ogni intervento chirurgico, anche in questo ambito esiste la possibilità di errori e complicanze, talvolta imprevedibili e inevitabili; pertanto, gli obiettivi e i risultati desiderati non possono mai essere garantiti o assicurati in modo assoluto, anche in presenza di una corretta esecuzione tecnica.
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Rischi e complicanze potenziali
Cosa può andare storto:
L’intervento di mastoplastica additiva, come ogni procedura chirurgica, comporta la possibilità che si verifichino rischi e complicanze, che devono essere attentamente conosciuti e valutati prima di decidere di sottoporsi all’operazione. Di seguito sono descritti, in forma discorsiva, i principali eventi avversi potenzialmente associati all’intervento, con riferimento alla loro incidenza statistica verosimile.
Dal punto di vista anestesiologico, possono verificarsi reazioni avverse all’anestesia generale o loco-regionale, quali reazioni allergiche, difficoltà respiratorie o disturbi cardiovascolari. In casi estremamente rari, tali complicanze possono determinare danni neurologici permanenti o esiti fatali. Le complicanze anestesiologiche gravi sono tuttavia molto rare, con un’incidenza stimata inferiore a 1 caso su 10.000.
Tra le complicanze chirurgiche più comuni rientrano il sanguinamento e la formazione di ematomi, che possono manifestarsi durante o dopo l’intervento. In alcune situazioni può rendersi necessario un ulteriore intervento per il drenaggio dell’ematoma. L’incidenza stimata di tale evenienza è pari a circa 1–2% dei casi.
È inoltre possibile lo sviluppo di un’infezione a carico della ferita chirurgica o della protesi mammaria. Nei casi più gravi, l’infezione può rendere necessaria la rimozione temporanea delle protesi. Questa complicanza si verifica in una percentuale inferiore all’1% dei casi.
Un’altra evenienza possibile è la formazione di un sieroma, ovvero un accumulo di liquido chiaro attorno alla protesi, che può richiedere aspirazione o trattamento chirurgico. Anche in questo caso, la probabilità stimata è intorno all’1–2%.
Una complicanza specifica della mastoplastica additiva è la contrattura capsulare, caratterizzata dalla formazione di una capsula fibrosa che si retrae attorno alla protesi, rendendo il seno duro, talvolta dolente, e alterandone l’aspetto estetico. L’incidenza stimata varia tra il 5 e il 10%, con un rischio generalmente ridotto quando la protesi è posizionata al di sotto del muscolo pettorale.
Nel tempo può verificarsi anche la rottura della protesi, spontanea o secondaria a traumi, con possibile fuoriuscita del contenuto (gel di silicone o soluzione salina). Il rischio stimato è di circa 1% per anno, con una probabilità che aumenta progressivamente con il trascorrere degli anni dall’impianto.
È inoltre possibile la dislocazione o la rotazione della protesi, con conseguente asimmetria o modificazione della forma del seno. Questa evenienza si verifica in circa 1–2% dei casi.
Complicanze più rare comprendono la necrosi cutanea o del complesso areola-capezzolo, ovvero la perdita di vitalità dei tessuti, che può richiedere ulteriori interventi chirurgici correttivi. L’incidenza di tale complicanza è molto bassa, inferiore all’1%.
Non sono infrequenti anche alterazioni della sensibilità cutanea o del capezzolo, che possono manifestarsi come riduzione, aumento o perdita della sensibilità stessa. Nella maggior parte dei casi si tratta di fenomeni temporanei, che interessano circa il 10–15% delle pazienti; le alterazioni permanenti sono invece rare e si osservano in meno dell’1% dei casi.
Un’ulteriore complicanza possibile è la deiscenza della ferita chirurgica, ossia la sua riapertura spontanea, con potenziale esposizione della protesi e necessità di trattamento correttivo. La probabilità è inferiore all’1%.
Dal punto di vista cicatriziale, possono svilupparsi cicatrici ipertrofiche, ipotrofiche o cheloidee, talvolta esteticamente poco soddisfacenti. La frequenza di tali alterazioni è variabile e dipende dalla predisposizione individuale, con un’incidenza stimata tra 1 e 5%.
In alcune pazienti, soprattutto magre o con ghiandola mammaria poco rappresentata, possono comparire ondulazioni visibili o palpabili della protesi (rippling o wrinkling), più frequenti in presenza di protesi voluminose o di tessuti sottili. Questa evenienza si osserva in circa 5–10% dei casi.
Tra le complicanze rare ma di particolare rilevanza rientra il linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi mammarie (BIA-ALCL), una forma di linfoma non-Hodgkin che si sviluppa nel tessuto cicatriziale periprotesico. La probabilità stimata è molto bassa, pari a circa 0,0028% (circa 2,8 casi ogni 100.000).
Infine, sebbene eccezionali, possono verificarsi complicanze sistemiche gravi, quali embolie, reazioni allergiche severe (anafilassi), eventi cardiovascolari o infarto, con possibili conseguenze anche letali. La probabilità complessiva di tali eventi è stimata inferiore allo 0,01%.
In conclusione, la mastoplastica additiva è un intervento generalmente sicuro e associato a un elevato grado di soddisfazione, ma non è privo di rischi e complicanze potenziali. È pertanto fondamentale che la paziente sia pienamente informata sulla natura di tali rischi, seppur statisticamente ridotti, affinché il consenso informato sia espresso in modo consapevole, sulla base di una valutazione completa delle possibili conseguenze, sia estetiche sia funzionali.
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Controindicazioni
Relative:
L’intervento di mastoplastica additiva, come ogni procedura chirurgica, deve essere attentamente valutato in relazione alle condizioni cliniche generali della paziente. Esistono situazioni definite come controindicazioni relative, nelle quali l’intervento non è automaticamente escluso, ma può essere preso in considerazione solo dopo un’accurata analisi del rapporto tra benefici attesi e rischi potenziali, eventualmente adottando specifiche precauzioni o prevedendo una preparazione clinica mirata.
La presenza di patologie autoimmuni o malattie del tessuto connettivo, quali lupus eritematoso sistemico, sclerodermia o artrite reumatoide, può aumentare il rischio di complicanze post-operatorie, in particolare la contrattura capsulare. In tali casi è necessaria una valutazione approfondita e una stretta collaborazione con lo specialista reumatologo prima di procedere.
Il diabete mellito, soprattutto se non adeguatamente controllato, può determinare un ritardo nella guarigione delle ferite e un aumento del rischio infettivo. Per questo motivo è indispensabile raggiungere un controllo glicemico ottimale prima dell’intervento e garantire un monitoraggio clinico attento nel periodo post-operatorio.
Una storia di trombosi venosa profonda o di embolia polmonare espone la paziente a un rischio aumentato di complicanze tromboemboliche in occasione dell’intervento chirurgico. In queste situazioni è indicata una profilassi antitrombotica adeguata, associata a un monitoraggio post-operatorio mirato.
Il fumo di sigaretta rappresenta un ulteriore fattore di rischio, poiché riduce l’ossigenazione dei tessuti e può compromettere la guarigione delle ferite, aumentando la probabilità di necrosi cutanea e altre complicanze. È pertanto raccomandata la sospensione del fumo almeno 4–6 settimane prima dell’intervento.
L’obesità è associata a un incremento del rischio di complicanze chirurgiche, incluse infezioni e difficoltà di cicatrizzazione. In questi casi può essere opportuno valutare una riduzione ponderale pre-operatoria, al fine di migliorare la sicurezza dell’intervento e i risultati complessivi.
Le pazienti affette da disturbi della coagulazione o sottoposte a terapie anticoagulanti presentano un rischio maggiore di sanguinamento intra- e post-operatorio. È quindi necessaria una gestione specialistica della terapia, che può includere una sospensione temporanea o una modifica del trattamento, sempre sotto stretto controllo medico.
Infine, in presenza di una storia di patologie oncologiche mammarie, l’indicazione alla mastoplastica additiva deve essere valutata con particolare cautela, per evitare interferenze con la diagnosi, il trattamento o il follow-up oncologico. In tali casi è indispensabile una valutazione oncologica pre-operatoria e una condivisione del percorso assistenziale più appropriato.
In sintesi, le controindicazioni relative non escludono automaticamente l’intervento, ma richiedono una valutazione clinica personalizzata e multidisciplinare, finalizzata a garantire la massima sicurezza per la paziente e la migliore previsione di esito.
Assolute:
Le controindicazioni assolute sono condizioni cliniche che impediscono in modo definitivo l’esecuzione della mastoplastica additiva, poiché in loro presenza i rischi dell’intervento supererebbero nettamente i potenziali benefici. Qualora una di queste situazioni fosse presente, l’intervento non può essere eseguito. È pertanto necessario che la paziente dichiari consapevolmente di non essere affetta da tali condizioni.
La presenza di malattie oncologiche attive della mammella, come un carcinoma mammario non ancora trattato o in corso di trattamento, rappresenta una controindicazione assoluta. In questi casi l’intervento estetico non è consentito e può essere preso in considerazione solo dopo la completa risoluzione o un’adeguata gestione della patologia oncologica.
Anche la presenza di infezioni in atto o non controllate, siano esse sistemiche o localizzate (ad esempio infezioni cutanee o mastiti), costituisce una controindicazione assoluta. L’intervento può essere programmato esclusivamente dopo la completa risoluzione del quadro infettivo.
La gravidanza rappresenta un’ulteriore controindicazione assoluta, poiché l’intervento chirurgico e l’anestesia potrebbero comportare rischi sia per la madre sia per il feto. In tali casi la procedura deve essere necessariamente rinviata al termine della gravidanza.
Sono inoltre controindicate in modo assoluto le malattie cardiache o respiratorie gravi non compensate, come l’insufficienza cardiaca, la cardiopatia ischemica severa o patologie respiratorie croniche avanzate non adeguatamente controllate. In queste condizioni, l’intervento può essere preso in considerazione solo dopo un’adeguata stabilizzazione clinica.
Una storia di allergia grave ai materiali delle protesi mammarie, come il silicone, rappresenta una controindicazione assoluta, salvo l’eventuale disponibilità di materiali alternativi ritenuti sicuri e idonei dal punto di vista clinico.
Le condizioni di grave immunodeficienza, quali l’AIDS conclamato o altre forme di compromissione severa del sistema immunitario, costituiscono un’ulteriore controindicazione assoluta, in quanto aumentano significativamente il rischio di infezioni e compromettono i processi di guarigione.
Infine, la presenza di disturbi psichiatrici gravi non controllati rappresenta una controindicazione assoluta quando tali condizioni compromettono la capacità di fornire un consenso informato valido o di gestire correttamente il decorso post-operatorio. In questi casi l’intervento può essere valutato solo dopo una stabilizzazione adeguata del quadro psichiatrico.
In conclusione, le controindicazioni assolute alla mastoplastica additiva devono essere attentamente valutate e condivise tra la paziente e il chirurgo. Una scrupolosa valutazione pre-operatoria è indispensabile per garantire la sicurezza della paziente e la correttezza dell’indicazione chirurgica.
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Alternative disponibili
Possibili alternative:
Esistono diverse alternative alla mastoplastica additiva che possono essere prese in considerazione per aumentare il volume del seno o migliorarne l’aspetto estetico, ciascuna caratterizzata da diversa efficacia, invasività e durata dei risultati.
Una prima alternativa è rappresentata dal lipofilling mammario, che consiste nel prelievo di grasso autologo da altre sedi corporee della paziente, come addome o cosce, seguito dalla sua iniezione nel tessuto mammario. Questa tecnica consente un aumento di volume generalmente modesto e variabile nel tempo, poiché una parte del grasso trasferito può riassorbirsi.
Un’ulteriore possibilità è l’utilizzo di dispositivi esterni a pressione negativa, noti anche come sistemi di suzione, che applicano una pressione negativa continua o intermittente sui seni. Tali dispositivi possono determinare una crescita temporanea del tessuto mammario, con risultati limitati e reversibili alla sospensione del trattamento.
Sono inoltre disponibili terapie ormonali o farmacologiche, che in alcuni casi possono indurre un aumento transitorio del volume mammario. Tuttavia, gli effetti sono generalmente non prevedibili, limitati nel tempo e non garantiti, e tali trattamenti possono comportare effetti collaterali sistemici.
Infine, esistono soluzioni non invasive come l’impiego di protesi esterne o reggiseni imbottiti, che consentono di ottenere un miglioramento esclusivamente estetico e apparente del volume del seno, senza modificare in modo permanente l’anatomia mammaria e senza ricorrere a procedure mediche o chirurgiche.
Principali differenze:
Le alternative alla mastoplastica additiva si differenziano in modo rilevante per benefici, rischi, invasività e durata dei risultati, ed è pertanto fondamentale che tali differenze siano chiaramente comprese dalla paziente.
Il lipofilling mammario utilizza tessuto adiposo autologo, prelevato da altre aree del corpo, con il vantaggio di ridurre il rischio di reazioni avverse legate a materiali estranei e di ottenere, contestualmente, un miglioramento del profilo corporeo nella sede di prelievo del grasso. Tuttavia, una parte del grasso iniettato può andare incontro a riassorbimento, rendendo talvolta necessari più interventi per raggiungere il risultato desiderato. Tra i rischi possibili rientrano infezioni, formazione di cisti o calcificazioni. La durata dei risultati può essere buona, ma resta variabile nel tempo proprio in funzione del grado di riassorbimento del grasso trasferito.
I dispositivi esterni a pressione negativa rappresentano una soluzione non invasiva, priva di chirurgia, indicata per chi predilige un approccio conservativo. I benefici sono limitati all’assenza di procedure invasive, ma i risultati ottenibili sono generalmente modesti e temporanei. L’uso prolungato del dispositivo può causare disagio o irritazioni cutanee e, per mantenere l’effetto ottenuto, è necessario un utilizzo continuativo nel tempo.
La terapia ormonale o farmacologica costituisce un’opzione non invasiva che può determinare un lieve aumento del volume del seno. Tuttavia, i risultati sono incerti e spesso limitati, e il trattamento può essere associato a effetti collaterali sistemici, quali aumento di peso, alterazioni dell’equilibrio ormonale e potenziale incremento del rischio di tumore della mammella. Anche in questo caso, la durata dei risultati è generalmente temporanea e dipende dalla prosecuzione della terapia.
Le protesi esterne o i reggiseni imbottiti offrono un miglioramento immediato e personalizzabile dell’aspetto del seno, senza alcun rischio chirurgico. Non comportano modificazioni permanenti del corpo e gli unici eventuali disagi sono legati alla tollerabilità del presidio. I risultati sono esclusivamente visivi e temporanei, poiché il seno ritorna alle dimensioni naturali una volta rimossi tali ausili.
Conseguenze del rifiuto:
Qualora la paziente scelga di non sottoporsi alla mastoplastica additiva, è opportuno che sia consapevole delle possibili conseguenze di tale decisione.
In assenza dell’intervento, l’aspetto del seno rimarrà invariato, mantenendo dimensioni, forma e caratteristiche attuali. Questa condizione può risultare accettabile per alcune pazienti, ma può rappresentare un limite per chi desidera un cambiamento estetico significativo o vive con disagio l’aspetto del proprio seno.
La rinuncia all’intervento può inoltre comportare una persistente insoddisfazione personale, con potenziali ripercussioni sull’autostima, sull’immagine corporea e, in alcuni casi, sul benessere psicologico complessivo, soprattutto se il desiderio di modificare il seno è sentito e consolidato nel tempo.
Dal punto di vista fisico, la situazione resterà stabile, senza variazioni di volume o di forma. Al contempo, è importante sottolineare che la mancata esecuzione dell’intervento esclude anche qualsiasi rischio o complicanza legata alla chirurgia, all’anestesia o all’utilizzo di protesi mammarie.
Resta sempre aperta la possibilità di riconsiderare la scelta in un momento successivo. La paziente può decidere di rimandare l’intervento, prendersi ulteriore tempo per riflettere, oppure valutare in futuro alternative diverse, sulla base di una maggiore maturazione delle proprie aspettative e di un confronto aggiornato con il medico.
In conclusione, la decisione di sottoporsi o meno a una mastoplastica additiva deve derivare da una valutazione consapevole e approfondita delle opzioni disponibili, dei benefici attesi, dei rischi potenziali e delle conseguenze legate all’assenza di trattamento. La scelta finale deve essere coerente con le esigenze personali, le aspettative realistiche e le condizioni individuali della paziente, e dovrebbe sempre maturare attraverso un dialogo informato e condiviso con il medico di fiducia.
Consenso Informato Mastoplastica additiva: Indicazioni pre e post-procedura
Cosa fare prima:
Prima di sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva è fondamentale che la paziente segua con attenzione tutte le indicazioni fornite dal chirurgo, poiché una corretta preparazione pre-operatoria contribuisce in modo significativo a ridurre i rischi e a favorire un decorso post-operatorio regolare.
In fase pre-operatoria sono previste valutazioni cliniche e accertamenti diagnostici mirati. La paziente dovrà eseguire gli esami del sangue e gli esami strumentali indicati, come ecografia mammaria e/o mammografia, al fine di escludere la presenza di patologie mammarie o sistemiche non note. È inoltre necessaria una valutazione anestesiologica, durante la quale l’anestesista analizzerà lo stato di salute generale della paziente, valuterà i rischi legati all’anestesia e definirà la tecnica anestesiologica più appropriata.
Particolare attenzione deve essere posta alla gestione dei farmaci. È richiesto di sospendere, secondo le indicazioni del chirurgo e previo accordo con il medico curante, l’assunzione di farmaci anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici come l’aspirina e farmaci antinfiammatori non steroidei almeno due settimane prima dell’intervento, al fine di ridurre il rischio di sanguinamento. La terapia contraccettiva orale estro-progestinica deve essere sospesa circa un mese prima dell’intervento per limitare il rischio tromboembolico.
È altresì indispensabile la sospensione del fumo almeno quattro-sei settimane prima dell’intervento, poiché il fumo compromette l’ossigenazione dei tessuti e può ostacolare la guarigione delle ferite chirurgiche, aumentando il rischio di complicanze.
Nei giorni che precedono l’intervento è consigliata un’alimentazione leggera, mentre nelle ore immediatamente precedenti l’operazione deve essere rispettato un digiuno completo di almeno otto ore, sia per i cibi solidi sia per i liquidi, come richiesto dalle norme di sicurezza anestesiologica.
Dal punto di vista igienico, la paziente dovrà eseguire un accurato bagno di pulizia il giorno prima dell’intervento, rimuovere lo smalto dalle unghie di mani e piedi e provvedere alla depilazione delle ascelle, secondo le indicazioni ricevute.
Il giorno dell’intervento è opportuno indossare abbigliamento comodo, preferibilmente con apertura anteriore e maniche larghe, insieme a calzature basse e senza tacco. Qualora indicato dal chirurgo, la paziente dovrà inoltre portare con sé un reggiseno elastico post-operatorio, con spalline regolabili e apertura frontale, che verrà utilizzato nel periodo successivo all’intervento.
Cosa fare dopo:
Dopo l’intervento di mastoplastica additiva è essenziale attenersi con precisione alle indicazioni fornite dal chirurgo, poiché una corretta gestione del periodo post-operatorio è determinante per favorire una guarigione adeguata e ridurre il rischio di complicanze.
Nei primi giorni successivi all’operazione è raccomandato un adeguato periodo di riposo, in particolare nelle prime 72–96 ore. Durante questa fase è importante evitare sforzi fisici, movimenti bruschi e l’attivazione dei muscoli pettorali, limitando le attività quotidiane allo stretto necessario.
La terapia farmacologica prescritta deve essere assunta con regolarità e secondo le modalità indicate dal medico. In particolare, la terapia antibiotica ha lo scopo di prevenire infezioni, mentre i farmaci antidolorifici consentono un adeguato controllo del dolore nel periodo post-operatorio.
È inoltre fondamentale indossare il reggiseno elastico post-chirurgico consigliato dal chirurgo, sia di giorno sia di notte, per un periodo di almeno un mese. Tale presidio contribuisce a sostenere correttamente il seno, favorisce la stabilizzazione delle protesi e riduce il rischio di spostamenti o complicanze meccaniche.
Per quanto riguarda la cura delle ferite, la paziente dovrà seguire scrupolosamente le istruzioni ricevute per la gestione delle medicazioni e per l’igiene della zona operata. Qualora siano stati posizionati dei drenaggi, questi vengono generalmente rimossi entro 12–48 ore dall’intervento, in base all’andamento clinico.
Infine, è indispensabile rispettare il calendario delle visite di controllo programmato dal chirurgo. Tali controlli consentono di monitorare il decorso post-operatorio, verificare la corretta guarigione dei tessuti e valutare nel tempo la stabilità e l’integrità delle protesi mammarie.
Cosa evitare:
Nel periodo successivo all’intervento di mastoplastica additiva è necessario adottare alcuni comportamenti prudenziali ed evitare specifiche attività, al fine di ridurre il rischio di complicanze e favorire una corretta guarigione dei tessuti.
In particolare, è indicato evitare la guida di veicoli per almeno una settimana dopo l’intervento, poiché i movimenti delle braccia e le sollecitazioni improvvise possono risultare dolorosi o interferire con il processo di guarigione. Allo stesso modo, devono essere evitati sforzi fisici intensi e movimenti ampi degli arti superiori per almeno le prime due settimane, così da non sollecitare eccessivamente la regione toracica e i muscoli pettorali.
È inoltre raccomandato sospendere l’attività sessuale per un periodo di almeno due settimane, al fine di prevenire traumi, tensioni o compressioni sulla zona operata che potrebbero compromettere la stabilità delle protesi o il decorso post-operatorio.
Il fumo deve essere rigorosamente evitato anche dopo l’intervento, poiché la nicotina e le altre sostanze contenute nel tabacco riducono l’ossigenazione dei tessuti, rallentano la cicatrizzazione e aumentano il rischio di infezioni, necrosi cutanea e altre complicanze.
È inoltre necessario evitare l’esposizione diretta al sole e a fonti di calore intenso, come saune, bagni turchi o lettini abbronzanti, per almeno un mese dopo l’intervento. Il calore può infatti favorire gonfiore, alterazioni della cicatrizzazione e modificazioni dell’aspetto delle cicatrici.
Infine, per prevenire pressioni eccessive sulle protesi mammarie, è importante evitare la posizione prona durante il sonno, dormendo quindi non a pancia in giù, per un periodo di almeno un mese dall’intervento.
A cosa prestare attenzione:
Dopo l’intervento di mastoplastica additiva è fondamentale che la paziente presti particolare attenzione ai segnali del proprio corpo e che contatti tempestivamente il chirurgo qualora compaiano sintomi o segni non abituali, potenzialmente indicativi di una complicanza.
Un dolore intenso o un gonfiore improvviso di una mammella, soprattutto se insorto rapidamente o in modo asimmetrico, può essere suggestivo della formazione di un ematoma o di un sieroma e richiede una valutazione medica immediata.
La comparsa di febbre elevata o persistente, in particolare se associata a brividi, può rappresentare un segnale di infezione in atto e deve essere segnalata senza ritardo al medico per l’eventuale avvio di un trattamento adeguato.
È altresì necessario contattare immediatamente il chirurgo in caso di apertura della ferita chirurgica (deiscenza) o qualora si osservi l’esposizione della protesi, trattandosi di una condizione che richiede un intervento tempestivo.
Un’asimmetria evidente del seno o la sensazione che una protesi si sia spostata rispetto alla posizione originaria possono indicare una dislocazione dell’impianto o altre complicanze meccaniche e rendono opportuna una valutazione clinica urgente.
Le alterazioni della sensibilità delle mammelle o dei capezzoli, qualora siano marcate o persistano per diversi mesi dopo l’intervento, devono essere riferite al chirurgo, che valuterà l’evoluzione del quadro clinico.
Infine, la presenza di una raccolta sierosa persistente attorno alla protesi, che non tende a riassorbirsi spontaneamente o che si riforma nel tempo, può rendere necessario un drenaggio o, in alcuni casi, un ulteriore intervento chirurgico.
In conclusione, il rispetto scrupoloso delle indicazioni pre- e post-operatorie rappresenta un elemento essenziale per il buon esito della mastoplastica additiva e per la riduzione del rischio di complicanze. È altresì fondamentale che la paziente mantenga un dialogo costante, chiaro e tempestivo con il chirurgo, segnalando qualsiasi dubbio, sintomo anomalo o segno sospetto che dovesse manifestarsi nel periodo post-operatorio.