Consenso informato professioni non sanitarie

Consenso informato professioni non sanitarie: obblighi per tatuatori, estetiste, piercer

Tatuatori, estetiste, piercer e dermopigmentatori non rientrano nelle professioni sanitarie, ma hanno comunque obblighi di consenso informato. Ogni volta che un professionista interviene sul corpo di una persona, anche per finalità estetiche, deve informarla dei rischi e ottenere la sua autorizzazione consapevole.

L’assenza di un Ordine professionale non esonera dalla responsabilità civile e penale. Il quadro normativo ha subito un’importante evoluzione nel gennaio 2026, con la prospettiva di ntroduzione di standard nazionali che superano la frammentazione regionale e impongono nuovi doveri informativi a tutela della salute pubblica.

Indice dei contenuti

Quali sono i professionisti non sanitari tenuti al consenso informato

Tatuatori, piercer, estetiste e dermopigmentatori non rientrano nelle professioni sanitarie, ma svolgono attività che comportano un intervento diretto sul corpo della persona.
È questo elemento, e non la finalità estetica o decorativa dell’intervento, a rendere giuridicamente rilevanti gli obblighi di informazione e di consenso.

Le professioni non sanitarie operano infatti in un ambito in cui il perimetro delle attività consentite è definito per sottrazione: tutto ciò che non è espressamente ammesso dalla normativa di settore o dalle discipline tecniche applicabili resta escluso.
Il consenso informato opera solo all’interno di questo perimetro, senza ampliarlo.

Quando il consenso informato è rilevante nelle professioni non sanitarie

Il consenso informato diventa rilevante ogni volta che l’attività comporta un intervento sul corpo del cliente e richiede una scelta consapevole rispetto ai rischi prevedibili dell’intervento.

Chi opera è tenuto a fornire informazioni adeguate sulle modalità di esecuzione e sulle possibili conseguenze, indipendentemente dalla finalità dell’attività. Un tatuaggio produce effetti permanenti; un piercing comporta rischi di infezione o rigetto; un trattamento estetico eseguito con apparecchiature può determinare ustioni o lesioni.

Il cliente deve essere messo nella condizione di comprendere:

  • Cosa verrà fatto
  • Come verrà eseguito
  • Quali rischi comporta
  • Quali alternative esistono
  • Quali controindicazioni deve conoscere

Il principio è comune a tutte le attività che incidono sulla persona.
Ciò che cambia, rispetto all’ambito sanitario, non è l’esistenza dell’obbligo, ma il livello di formalizzazione normativa e il perimetro entro cui il consenso può produrre effetti giuridici.

Consenso informato per professioni non sanitarie: le norme di riferimento

Nelle professioni non sanitarie l’obbligo di consenso informato non discende da una legge unica, ma da un insieme di norme che tutelano la salute, la sicurezza e il diritto del cliente a una scelta consapevole. Il quadro normativo è composito e va letto in modo coordinato.

Responsabilità civile e attività potenzialmente pericolose

Il Codice Civile impone a chiunque cagioni un danno a terzi di risarcirlo. Per le professioni non sanitarie, due disposizioni sono particolarmente rilevanti.

  1. L’art. 2043 c.c. disciplina la responsabilità per fatto illecito: il professionista risponde dei danni causati per dolo o colpa. La mancata informazione sui rischi dell’attività costituisce un profilo di colpa autonomo.
  2. L’art. 2050 c.c. riguarda le attività pericolose. Alcune pratiche estetiche o decorative – come tatuaggi, piercing o trattamenti con apparecchiature – possono rientrare in questa categoria. In questi casi, l’onere della prova si inverte: è il professionista a dover dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire il danno, inclusa un’informazione completa e comprensibile.

Tutela del consumatore

Nel rapporto tra professionista e cliente trova applicazione anche il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), che qualifica il cliente come consumatore.

Le norme sulla sicurezza dei servizi e sul divieto di pratiche commerciali ingannevoli impongono di fornire informazioni rilevanti prima della decisione. Omettere o minimizzare i rischi di un tatuaggio, di un piercing o di un trattamento estetico può integrare una pratica scorretta e incidere sulla validità del consenso.

Normative igienico-sanitarie e dispositivi

Pur non essendo esercenti una professione sanitaria, tatuatori, piercer ed estetiste sono soggetti a normative igienico-sanitarie che incidono direttamente sugli obblighi informativi.

Le linee guida del Ministero della Salute per tatuaggi e piercing prevedono informazioni specifiche sui rischi di infezione e sulla prevenzione delle malattie trasmissibili. Le Regioni hanno poi disciplinato requisiti di sicurezza, formazione e informazione al cliente, con regole differenziate ma un principio comune: l’informazione preventiva è obbligatoria.

Per i trattamenti estetici con apparecchiature, rileva anche la normativa europea sui dispositivi, che impone di informare il cliente sui rischi connessi all’uso delle tecnologie impiegate. La violazione di queste norme può costituire elemento di colpa in caso di danno.

Tatuatori e piercer: Il DDL sul melanoma

A gennaio 2026, il Senato ha approvato il disegno di legge sulla prevenzione del melanoma, che introduce regole nazionali rigide per il settore:

  • Consenso scritto obbligatorio: il consenso deve essere informato, reso per iscritto, controfirmato dal tatuatore e conservato per eventuali controlli.
  • Distanza dai nevi: è vietato tatuare sopra i nevi (nei) o a una distanza inferiore a 1 cm da essi, per non ostacolare la diagnosi precoce di neoplasie cutanee.
  • Rischi dei pigmenti: l’informativa deve includere i rischi legati alle sostanze chimiche (conformi al Regolamento REACH UE 2020/2081), con particolare attenzione al pigmento rosso, che può causare reazioni immunitarie intense.
  • Rimozione: la legge chiarisce che la rimozione dei tatuaggi è un atto esclusivamente medico da eseguire in strutture sanitarie.

Per maggiorni dettagli, puoi leggere la guida aggiornata sul consenso informato per i tatuaggi.

Estetiste e la disciplina delle apparecchiature

L’attività di estetista resta regolata dalla L. 1/1990, integrata dagli aggiornamenti tecnici successivi. Le apparecchiature utilizzabili sono tassativamente individuate e il consenso informato deve riflettere le schede tecniche ministeriali, indicando rischi e controindicazioni rilevanti, come gravidanza o assunzione di farmaci fotosensibilizzanti.

Stai gestendo correttamente il consenso informato nelle professioni non sanitarie?

Se operi come tatuatore, estetista, piercer o dermopigmentatore, adeguarti agli obblighi di consenso informato è essenziale per ridurre responsabilità civili e tutelare il cliente. Con Consavio puoi utilizzare moduli aggiornati, conformi alle normative e pronti per la firma elettronica.

Professioni non sanitarie vs professioni sanitarie

Alcuni trattamenti apparentemente estetici richiedono competenze mediche e sono vietati ai non sanitari. Lo sconfinamento espone a responsabilità penali per esercizio abusivo della professione, oltre che civili per eventuali danni.

Il consenso informato non sana lo sconfinamento, anzi ha ha una funzione delimitativa: tutela il professionista solo se l’attività svolta è lecita.

Le tabelle che seguono rendono evidente il confine tra ciò che può essere legittimamente eseguito con il consenso del cliente e ciò che resta riservato ai professionisti sanitari.

Estetista vs medico estetico

La L. 1/1990 delimita l’attività dell’estetista ai trattamenti sulla superficie del corpo con finalità esclusivamente estetiche.

Il consenso informato è valido solo entro questi limiti.

Estetista può eseguireRichiede il medico
Pulizia del viso e trattamenti cutanei superficialiIniezioni di qualsiasi sostanza (filler, botulino, vitamine)
Massaggi estetici (non terapeutici)Peeling chimici profondi
Epilazione con ceretta, luce pulsata (apparecchiature consentite)Laser medicali
Manicure, pedicure esteticoTrattamento di patologie cutanee
Trattamenti corpo (bendaggi, fanghi, scrub)Mesoterapia
Trucco permanente e dermopigmentazioneCriolipolisi con apparecchiature medicali

Il criterio distintivo è la profondità dell’intervento e l’apparecchiatura utilizzata, non il consenso del cliente.

l tatuatore introduce pigmenti nel derma per finalità decorative.

Il consenso informato copre solo l’attività decorativa, non gli interventi di natura medica.

Tatuatore può eseguireRichiede il medico
Tatuaggi decorativiRimozione di tatuaggi con laser
Dermopigmentazione (trucco permanente)Trattamento di complicanze (infezioni, allergie, cheloidi)
Ricostruzione areola mammaria a fini esteticiDermopigmentazione su cute patologica
Copertura di cicatrici con tatuaggio (finalità estetica)Camouflage medico su lesioni in fase attiva

La rimozione laser è atto medico: richiede diagnosi delle caratteristiche del pigmento, valutazione del fototipo, gestione delle possibili complicanze.

Il caso del microneedling

Il microneedling mostra con particolare chiarezza il criterio dell’invasività.

ProfonditàChi può eseguirlo
Fino a 0,5 mmEstetista (trattamento superficiale)
Oltre 0,5 mmMedico (trattamento profondo)

Al crescere dell’invasività cresce il rischio e, con esso, la competenza richiesta. Il consenso informato non consente di superare questa soglia.

Responsabilità dei professionisti non sanitari per consenso mancato o viziato

È giuridicamente errato ritenere che il buon esito tecnico dell’intervento escluda conseguenze giuridiche. La giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che questa convinzione è errata.

Quando manca un consenso valido, vengono in rilievo due diritti distinti del cliente:

  1. Il diritto alla salute, che riguarda la correttezza tecnica dell’intervento;
  2. Il diritto all’autodeterminazione, che riguarda la possibilità di scegliere consapevolmente se sottoporsi o meno al trattamento.

La violazione del diritto all’autodeterminazione è autonoma.
L’illecito per omessa o insufficiente informazione sussiste anche se il trattamento è stato eseguito correttamente e senza errori tecnici. Se si verifica un effetto collaterale non illustrato – anche raro o statisticamente improbabile – l’intervento può essere considerato non autorizzato, perché il cliente non ha potuto valutare se accettare quel rischio.

In questi casi, il professionista rischia di essere condannato al risarcimento integrale del danno, proprio perché ha privato il cliente della possibilità di scegliere.

A differenza delle professioni sanitarie, per tatuatori, estetiste e piercer non esiste una responsabilità deontologica in senso stretto, per l’assenza di un Ordine professionale di riferimento.
Restano però due livelli pienamente operativi: civile e penale.

Responsabilità civile del professionista non sanitario

Tra professionista e cliente si instaura un rapporto contrattuale: chi subisce un danno deve dimostrare l’esistenza del rapporto e il pregiudizio subito; spetta invece al professionista provare di aver agito correttamente e di aver fornito un’informazione adeguata.

Quando l’attività è qualificata come potenzialmente pericolosa, il carico probatorio diventa ancora più gravoso: il professionista deve dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire il danno, compresa un’informazione completa e comprensibile.

La responsabilità può riguardare diverse tipologie di danno:

Tipo di dannoEsempiRisarcibilità
Danno biologicoInfezioni, cicatrici, ustioni
Danno esteticoEsiti permanenti indesiderati
Danno patrimonialeCure, rimozioni, trattamenti correttivi
Danno moraleSofferenza soggettivaSì, se provata

Il cliente può inoltre agire come consumatore quando l’omissione informativa ha inciso sulla sua decisione.

Responsabilità penale del professionista non sanitario

Il profilo penale emerge in due casi:

  1. Il trattamento provoca un danno alla salute;
  2. Il professionista supera i limiti della propria attività ed esegue atti riservati ai medici.

In questi casi possono configurarsi reati come le lesioni personali colpose o l’esercizio abusivo della professione. A livello amministrativo, restano applicabili anche le sanzioni previste dalla normativa regionale per violazioni dei requisiti o per interventi eseguiti senza il consenso richiesto.

Consenso informato e privacy: perché separarli sempre

Anche per tatuatori, estetiste e piercer vale la regola delle professioni sanitarie: il consenso al trattamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali sono due documenti distinti con finalità diverse:

  1. Il consenso al trattamento autorizza il professionista a eseguire il tatuaggio, il piercing o il trattamento estetico. Il cliente accetta l’intervento dopo essere stato informato sui rischi.
  2. Il consenso privacy riguarda il trattamento dei dati personali ai sensi del GDPR (Regolamento UE 2016/679). Comprende: anagrafica, contatti, eventuali fotografie del lavoro eseguito, eventuali informazioni sulla salute (allergie, patologie cutanee, farmaci).

Le basi giuridiche sono diverse. Il trattamento dati per l’esecuzione della prestazione rientra nell’esecuzione del contratto (art. 6 GDPR). Il trattamento per altre finalità (portfolio, social media, marketing) richiede consenso specifico.

I rischi del modulo unico

Un documento che mescola consenso al trattamento e autorizzazione privacy genera problemi:

  • Confusione per il cliente: non comprende cosa sta autorizzando
  • Difetto di specificità: il GDPR richiede consensi distinti per ogni finalità
  • Gestione delle revoche: se il cliente revoca, quale consenso sta ritirando?
  • Uso delle immagini: pubblicare foto del lavoro sui social richiede autorizzazione separata, non inclusa nel consenso al trattamento

La soluzione è mantenere due documenti separati:

  • Consenso informato: descrive il trattamento, i rischi, le controindicazioni. Il cliente autorizza l’intervento.
  • Informativa privacy: spiega come verranno usati i dati. Include consensi separati per finalità diverse (portfolio, social, marketing).

Per le fotografie, il consenso all’uso dell’immagine deve essere distinto e specifico: il cliente può autorizzare il tatuaggio ma rifiutare la pubblicazione delle foto.

Moduli di consenso informato Consavio per le professioni non sanitarie

Ogni attività ha rischi specifici che richiedono moduli dedicati. Il consenso per un tatuaggio contiene informazioni diverse da quello per un trattamento con luce pulsata o per un piercing alla lingua.

Consavio mette a disposizione moduli specifici per tatuatori, estetiste e piercer, già separati dall’informativa privacy e conformi alle normative vigenti.

La piattaforma permette di:

  • Selezionare il modulo per la prestazione specifica
  • Personalizzare il contenuto in base al trattamento e alla zona del corpo
  • Gestire firma e archiviazione in modalità digitale
  • Includere consensi separati per l’uso delle immagini

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