Consenso informato alla procedura di Trombolisi sistemica

Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Trombolisi sistemica? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.

La procedura di Trombolisi sistemica è un Trattamento, talvolta denominato anche "Terapia fibrinolitica" o "Trattamento trombolitico", che rientra nell'area specialistica di Medicina d'emergenza-urgenza. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "99.10 Iniezione o infusione di agente trombolitico".

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Consenso Informato Trombolisi sistemica: Descrizione della procedura

Cosa è:

La trombolisi sistemica è un trattamento d’emergenza che mira a sciogliere rapidamente un coagulo di sangue (trombo) responsabile di un’ostruzione di un vaso, ad esempio in alcune forme di ictus ischemico, infarto miocardico o embolia polmonare. Consiste nella somministrazione per via endovenosa di un farmaco fibrinolitico, cioè capace di rompere la fibrina, la “rete” che stabilizza il coagulo. La procedura viene eseguita dopo valutazione clinica e conferma diagnostica con esami urgenti (ad esempio imaging e analisi del sangue) per escludere controindicazioni, soprattutto il rischio di sanguinamento. Il farmaco viene infuso in vena, con monitoraggio continuo di parametri vitali e di eventuali segni di emorragia o peggioramento neurologico/respiratorio.

A cosa serve:

La trombolisi sistemica è un trattamento farmacologico endovenoso che mira a sciogliere rapidamente un trombo (coagulo) responsabile di un’ostruzione vascolare acuta. Le finalità principali sono il ripristino tempestivo del flusso di sangue nel vaso occluso e la riduzione del danno d’organo legato all’ischemia (mancato apporto di ossigeno), ad esempio nel contesto di ictus ischemico, embolia polmonare ad alto rischio o infarto miocardico quando non è disponibile una rivascolarizzazione immediata. Gli obiettivi clinici includono migliorare la sopravvivenza, limitare le disabilità e ridurre le complicanze correlate all’ostruzione.

Che natura ha:

La trombolisi sistemica è un trattamento farmacologico d’emergenza che consiste nella somministrazione endovenosa di un farmaco trombolitico (fibrinolitico), cioè una sostanza che favorisce lo scioglimento di un trombo (coagulo di sangue) responsabile dell’ostruzione di un vaso. È una procedura invasiva in misura minima, perché richiede il posizionamento di un accesso venoso e il monitoraggio clinico. Non è una procedura manualedistruttiva su tessuti, ma può aumentare il rischio di sanguinamento. Di norma non è particolarmente dolorosa, salvo il fastidio della venipuntura.

Cosa comporta:

La trombolisi sistemica consiste nella somministrazione endovenosa di un farmaco che scioglie i coaguli (trombo) e agisce a livello di tutto l’organismo tramite il circolo sanguigno. Il distretto principalmente interessato è quello in cui è presente l’ostruzione, più spesso cervello nell’ictus ischemico o polmone nell’embolia polmonare; possono essere coinvolti anche cuore e coronarie in selezionati casi di infarto miocardico. In misura rilevante possono essere interessati vasi e tessuti di tutto il corpo, perché aumenta il rischio di sanguinamenti soprattutto a livello intracranico e gastrointestinale, e nei siti di puntura o ferite recenti.

Quanto dura:

La trombolisi sistemica ha una durata complessiva variabile, in genere compresa tra circa 30 minuti e 2 ore, includendo valutazione iniziale, preparazione del farmaco e somministrazione endovenosa. La sola infusione può durare da pochi minuti a circa 60 minuti, a seconda del farmaco utilizzato e del protocollo. I tempi possono aumentare se sono necessari accertamenti urgenti (esami del sangue, elettrocardiogramma, tomografia computerizzata) o se occorre stabilizzare prima il paziente (ad esempio pressione arteriosa non controllata, insufficienza respiratoria o rischio di sanguinamento). Dopo la somministrazione è previsto monitoraggio stretto per diverse ore.

Consenso Informato Trombolisi sistemica: Benefici attesi

Cosa aspettarsi:

La trombolisi sistemica è la somministrazione per via endovenosa di un farmaco “trombolitico”, cioè in grado di sciogliere un trombo (coagulo) all’interno dei vasi sanguigni. Il beneficio atteso principale è ripristinare rapidamente il flusso di sangue in un’arteria o in una vena critica, con l’obiettivo di ridurre la mortalità e le complicanze e di limitare il danno d’organo (ad esempio al cervello, al cuore o ai polmoni) quando il trattamento è indicato.

Nell’ictus ischemico acuto (occlusione di un’arteria cerebrale), se eseguita entro la finestra temporale prevista e dopo adeguata selezione, la trombolisi aumenta la probabilità di recupero funzionale favorevole: in media si osserva un miglioramento assoluto di circa 7–10% nella possibilità di tornare a una buona autonomia rispetto alla sola terapia di supporto. Nell’embolia polmonare ad alto rischio (con instabilità emodinamica, cioè pressione molto bassa o shock), il beneficio atteso è ridurre rapidamente l’ostruzione e migliorare la funzione cardiaca, con possibile riduzione del rischio di morte e di arresto cardiaco. In alcune situazioni tempo-dipendenti (ad esempio trombosi massiva), si può ottenere anche una rapida regressione dei segni clinici e un miglioramento dell’ossigenazione.

I risultati possono essere limitati da ritardo nell’inizio della terapia, dimensione e sede del trombo, condizioni preesistenti e controindicazioni. In alcuni casi la ricanalizzazione (riapertura del vaso) può essere incompleta o transitoria e l’obiettivo può essere stabilizzare il paziente più che ottenere un recupero completo.

Consenso Informato Trombolisi sistemica: Rischi e complicanze potenziali

Cosa può andare storto:

Gli effetti collaterali comuni della trombolisi sistemica (somministrazione endovenosa di farmaci che sciolgono i coaguli di sangue, come l’alteplase o tenecteplase) includono sanguinamenti minori (per esempio da gengive, naso o piccole ecchimosi), spesso favoriti da punture venose o prelievi; nel contesto dell’infarto miocardico e dell’embolia polmonare sono riportati complessivamente in una quota non rara di pazienti (nell’ordine di alcuni punti percentuali). Possono inoltre comparire nausea, vomito, febbricola e, più raramente, ipotensione (pressione bassa).

Le complicanze generali comprendono sanguinamenti in sede di accessi vascolari o in siti di recenti procedure (iniezioni intramuscolo, cateteri, ferite chirurgiche), anemia (riduzione dell’emoglobina per perdita di sangue) e necessità di trasfusioni. Nel contesto dell’ictus ischemico trattato con trombolisi endovenosa, emorragie extracraniche clinicamente significative si osservano in media in circa 1–6% dei casi, a seconda dei criteri e delle popolazioni.

Le complicanze specifiche della procedura sono soprattutto emorragiche. La più temuta è la emorragia intracranica sintomatica (sanguinamento nel cervello associato a peggioramento clinico) dopo trombolisi per ictus ischemico, che si verifica mediamente in circa 2–7% dei pazienti (in base a definizione utilizzata e caratteristiche cliniche). Nella trombolisi per infarto miocardico, l’ictus emorragico è in genere intorno a 0,5–1%, mentre l’ictus totale (ischemico o emorragico) è circa 1–2%. Un evento raro ma rilevante è l’angioedema (gonfiore rapido di lingua, labbra o vie aeree), più probabile in chi assume farmaci antipertensivi della classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori); la frequenza è circa 1–5%, e solo in una minoranza può compromettere la respirazione.

I rischi sistemici e pericolo per la vita includono emorragia maggiore (per esempio gastrointestinale o retroperitoneale), emorragia intracranica, shock emorragico (collasso circolatorio da perdita di sangue) e, raramente, reazioni allergiche gravi fino ad anafilassi. In caso di emorragia severa può essere necessaria terapia intensiva, procedure emostatiche urgenti o intervento chirurgico.

Consenso Informato Trombolisi sistemica: Controindicazioni

Relative:

Le principali controindicazioni relative alla trombolisi sistemica (farmaci che sciolgono i coaguli, con aumento del rischio di sanguinamento) includono recente chirurgia maggiore, trauma significativo o punture in sedi non comprimibili, perché possono favorire emorragie difficili da controllare. Richiedono valutazione anche ipertensione arteriosa severa o non controllata, pregresso ictus ischemico o demenza/lesioni cerebrali note, e pregresse emorragie maggiori. Sono rilevanti gravidanza e periodo post-partum, mestruazioni abbondanti, e ulcera peptica attiva o recente (lesione di stomaco o duodeno). Vanno considerate epatopatia avanzata (malattia del fegato con alterazioni della coagulazione), insufficienza renale severa, e endocardite infettiva sospetta (infezione delle valvole cardiache). Anche terapia anticoagulante o antiaggregante in atto e disturbi della coagulazione o piastrinopenia (piastrine basse) impongono cautela. In tutti i casi il beneficio atteso va bilanciato con rischio emorragico e gravità dell’evento acuto.

Assolute:

La trombolisi sistemica (somministrazione endovenosa di farmaci che sciolgono il coagulo, con aumento del rischio di sanguinamento) è controindicata in modo assoluto in presenza di emorragia intracranica pregressa o sospetto/diagnosi attuale di emorragia cerebrale, ictus ischemico recente o di datazione non chiara, neoplasia intracranica, malformazione artero-venosa o aneurisma intracranico, trauma cranico o chirurgia intracranica/spinale recente. Sono inoltre controindicazioni assolute sanguinamento attivo o diatesi emorragica (condizione che predispone a sanguinare), inclusa trombocitopenia severa (piastrine molto basse) e coagulopatia significativa (alterazioni importanti della coagulazione, anche da terapia anticoagulante non reversibile/insufficientemente controllata). Rappresentano controindicazioni assolute anche sospetta dissezione aortica, ipertensione arteriosa severa non controllabile e chirurgia maggiore o trauma maggiore recente con rischio emorragico non comprimibile.

Il paziente conferma di aver compreso le condizioni sopra indicate e, al momento della firma, dichiara di escluderne la presenza.

Consenso Informato Trombolisi sistemica: Alternative disponibili

Possibili alternative:

In alternativa alla trombolisi sistemica (somministrazione in vena di farmaci che sciolgono il coagulo), possono essere considerati, in base alla diagnosi e ai tempi di esordio, il trattamento medico con anticoagulanti (farmaci che riducono la formazione/estensione dei coaguli) e antiaggreganti (farmaci che riducono l’adesione delle piastrine), oltre a supporto intensivo delle funzioni vitali (ossigenazione, pressione arteriosa, controllo del dolore). In situazioni selezionate sono possibili trombectomia meccanica (rimozione del coagulo con cateteri) o trombolisi guidata da catetere (farmaco erogato localmente). In alcuni casi si opta per osservazione e monitoraggio.

Principali differenze:

La trombolisi sistemica consiste nella somministrazione endovenosa di farmaci che sciolgono il trombo; può ripristinare rapidamente il flusso sanguigno e ridurre danno d’organo, ma comporta rischio di emorragia maggiore, inclusa emorragia intracranica, e richiede criteri rigorosi di selezione. Rispetto alla terapia anticoagulante (farmaci che impediscono nuova formazione di coaguli), offre un’azione più rapida ma con rischio emorragico più elevato. Le procedure endovascolari, come trombectomia meccanica o trombolisi catetere-diretta, possono aumentare la ricanalizzazione con minore dose di farmaco, ma sono più invasive e richiedono risorse specialistiche. La chirurgia è in genere la più invasiva e riservata a casi selezionati.

Conseguenze del rifiuto:

Se il paziente non si sottopone alla trombolisi sistemica (somministrazione endovenosa di farmaci che sciolgono i coaguli), in presenza di indicazione clinica può ridursi la possibilità di ripristinare rapidamente il flusso di sangue nel vaso occluso. Questo può comportare peggioramento o mancato recupero della funzione dell’organo interessato (ad esempio nel cervello: disabilità neurologica permanente, difficoltà di linguaggio o movimento; nel polmone: insufficienza respiratoria; nel cuore: danno miocardico). In alcuni casi aumenta il rischio di complicanze gravi e di morte, oltre a tempi di ricovero e riabilitazione più lunghi.

Consenso Informato Trombolisi sistemica: Indicazioni pre e post-procedura

Cosa fare prima:

Prima della trombolisi sistemica il paziente deve riferire con precisione l’ora di inizio dei sintomi e consegnare l’elenco dei farmaci assunti, soprattutto anticoagulanti e antiaggreganti (farmaci che riducono la coagulazione). Deve comunicare allergie, gravidanza, malattie del fegato o della coagulazione e qualsiasi sanguinamento recente. È importante segnalare interventi chirurgici, traumi, punture lombari o biopsie nelle settimane precedenti. Se possibile, rimanere a digiuno fino a indicazione medica. Prima e durante la procedura evitare iniezioni intramuscolari e manovre traumatiche; verranno eseguiti controlli di pressione, esami del sangue ed eventuale imaging.

Cosa fare dopo:

Dopo trombolisi sistemica è necessaria osservazione in area monitorata. Segua le indicazioni del personale su riposo a letto, limitazione dei movimenti e sulla posizione dell’arto se è stato eseguito un accesso arterioso o venoso. È fondamentale riferire subito segni di sanguinamento (gengive, urine, feci scure, ematomi in aumento) o sintomi neurologici (mal di testa improvviso, difficoltà nel parlare, debolezza), perché possono indicare emorragia. Eviti traumi, iniezioni intramuscolo e farmaci antiinfiammatori non steroidei (es. ibuprofene) se non prescritti. Sono previsti controlli clinici e del sangue; il decorso dipende dalla patologia trattata e dalla risposta iniziale.

Cosa evitare:

Dopo trombolisi sistemica è necessario evitare o limitare attività che aumentano il rischio di sanguinamento. Nelle prime 24 ore evitare di alzarsi senza assistenza, sforzi fisici, sollevamento pesi e sport; non guidare finché non autorizzato. Evitare alcol e farmaci che favoriscono emorragie (es. antinfiammatori non steroidei come ibuprofene o naprossene, o aspirina se non prescritta). Evitare iniezioni intramuscolari, manovre invasive non indispensabili e misurazione della pressione sul braccio con accessi venosi. Non radersi con lamette e usare spazzolino morbido. Segnalare subito sanguinamenti, cefalea improvvisa, debolezza o confusione.

A cosa prestare attenzione:

Dopo trombolisi sistemica è importante contattare subito un medico se compaiono segni di sanguinamento: sangue da gengive o naso, urine rosse/scure, feci nere o con sangue, vomito con sangue, lividi estesi o sanguinamento persistente da ferite o punti di accesso venoso. Richiedono valutazione urgente anche mal di testa improvviso e intenso, debolezza o intorpidimento di un lato, difficoltà a parlare o vedere, confusione, svenimento, convulsioni, o dolore dorsale/addominale improvviso. Segnalare inoltre dolore toracico, fiato corto o reazioni allergiche (rash, gonfiore, difficoltà respiratoria).

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