Consenso informato alla procedura di Trattamento ortodontico con apparecchi fissi
Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Trattamento ortodontico con apparecchi fissi? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.
La procedura di Trattamento ortodontico con apparecchi fissi è un Trattamento, talvolta denominato anche "Brackets ortodontici", che rientra nell'area specialistica di Odontoiatria. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "24.7 Applicazione di sussidio ortodontico".
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Illustrazione grafica

Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: applicazione di brackets e filo metallico per il riallineamento dentale su entrambe le arcate.

Dettaglio di apparecchio ortodontico fisso con brackets metallici e fili ortodontici, utilizzati per allineare i denti e correggere il morso.

Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Descrizione della procedura
Cosa è:
Il trattamento ortodontico con apparecchi fissi, comunemente indicati come brackets ortodontici, è una procedura finalizzata alla correzione delle malocclusioni dentali, ossia delle condizioni di disallineamento dei denti, mediante l’applicazione di dispositivi metallici o in ceramica fissati sulla superficie dentale. L’apparecchio è composto da piccoli attacchi, detti brackets, che vengono incollati sui denti, da un arco ortodontico costituito da un filo metallico che collega i brackets e che esercita una forza continua e controllata per guidare progressivamente i denti verso la posizione programmata, e da elastici o legature che servono a mantenere l’arco in sede. Il trattamento prevede una fase iniziale di applicazione dell’apparecchio, seguita da controlli periodici durante i quali l’ortodontista regola la tensione dell’arco per favorire lo spostamento graduale e programmato dei denti.
A cosa serve:
L’obiettivo principale del trattamento è il miglioramento dell’allineamento dentale, con conseguente beneficio sia della funzionalità masticatoria sia dell’estetica del sorriso. Tale trattamento può essere indicato in presenza di malocclusioni, come morsi scorretti di tipo overbite, underbite o crossbite, in caso di affollamento dentale con denti sovrapposti, oppure in presenza di spaziature eccessive tra i denti. La correzione ortodontica contribuisce inoltre alla prevenzione di problematiche future, quali l’usura precoce degli elementi dentari o l’insorgenza di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare.
Che natura ha:
Il trattamento con apparecchi fissi ha natura non distruttiva ma invasiva, in quanto comporta l’applicazione di dispositivi che restano fissati ai denti per tutta la durata della terapia. Non sono previsti interventi chirurgici; tuttavia, il trattamento può determinare disagio o dolore di entità moderata, in particolare nei primi giorni successivi all’applicazione dell’apparecchio o dopo ciascuna seduta di regolazione. Si tratta di un trattamento di tipo meccanico e non farmacologico, anche se, in alcune situazioni, il dentista può consigliare l’assunzione di analgesici per alleviare la sintomatologia dolorosa.
Cosa comporta:
La terapia interessa principalmente i denti e le ossa mascellari, modificandone progressivamente la posizione e l’allineamento attraverso le forze esercitate dall’arco ortodontico sull’intero apparato dentale. Durante il trattamento possono comparire irritazioni gengivali o lesioni delle mucose orali, che nella maggior parte dei casi tendono a risolversi spontaneamente con il tempo. È fondamentale mantenere una accurata igiene orale, poiché l’accumulo di placca attorno ai brackets può favorire l’insorgenza di carie o di infiammazioni gengivali.
Quanto dura:
La durata del trattamento ortodontico varia in funzione della complessità della malocclusione e della risposta individuale del paziente, attestandosi generalmente tra i 12 e i 36 mesi, con visite di controllo e regolazione programmate ogni 4–8 settimane. La collaborazione del paziente, attraverso la partecipazione regolare agli appuntamenti e il rispetto delle indicazioni fornite dall’ortodontista, è un elemento essenziale per il buon esito della terapia e per evitare prolungamenti non necessari. Al termine del trattamento attivo, dopo la rimozione dei brackets, è indispensabile l’utilizzo di dispositivi di contenzione al fine di mantenere i risultati ottenuti e prevenire eventuali recidive.
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Benefici attesi
Cosa aspettarsi:
Il trattamento ortodontico con apparecchi fissi consente di ottenere benefici rilevanti sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello estetico. Attraverso la progressiva correzione delle posizioni dentali, è possibile ristabilire un corretto allineamento dei denti, con un miglioramento evidente dell’estetica del sorriso e della simmetria del volto. La normalizzazione dei rapporti tra le arcate dentarie favorisce inoltre un miglioramento della funzione masticatoria, rendendo la masticazione più efficiente e uniforme e contribuendo a ridurre il rischio di usura dentale anomala.
Un adeguato allineamento dentale facilita le manovre di igiene orale quotidiana e contribuisce alla prevenzione di problematiche dentali future, come carie, gengiviti e malattie parodontali. La correzione delle malocclusioni può inoltre ridurre il rischio di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), che possono manifestarsi con dolore, rumori articolari o difficoltà nella masticazione. Quando il trattamento ortodontico è correttamente eseguito e seguito da una fase di contenzione mediante appositi dispositivi, i risultati ottenuti possono mantenersi nel tempo, garantendo benefici duraturi per la salute dentale e limitando il rischio di spostamenti indesiderati dei denti.
Il tasso di successo del trattamento ortodontico con apparecchi fissi è generalmente elevato. Le evidenze cliniche indicano che la percentuale di successo, intesa come raggiungimento di un adeguato allineamento dentale associato a una corretta funzionalità masticatoria, si colloca indicativamente tra l’85% e il 95%. Tale percentuale può tuttavia variare in relazione a diversi fattori. La gravità della malocclusione incide sulla complessità e sulla durata del trattamento, potendo richiedere tempi più lunghi o procedure aggiuntive. L’età del paziente rappresenta un ulteriore elemento rilevante, poiché nei soggetti più giovani, in cui le ossa mascellari sono ancora in fase di sviluppo, i risultati tendono a essere più rapidi e stabili nel tempo. Un ruolo determinante è infine svolto dalla collaborazione del paziente, che deve attenersi alle indicazioni dell’ortodontista, mantenere un’adeguata igiene orale e utilizzare correttamente i dispositivi di contenzione al termine del trattamento attivo.
Nonostante i numerosi benefici, il trattamento presenta alcuni limiti rispetto ai risultati ottenibili. In una percentuale di casi stimata intorno al 10–15%, può verificarsi una recidiva, con parziale ritorno dei denti verso la posizione originaria, soprattutto quando non vengono rispettate le indicazioni relative all’uso dei retainer. La durata del trattamento, che nei casi più complessi può raggiungere o superare i 36 mesi, può rappresentare un elemento di disagio per alcuni pazienti, in particolare in età adulta. Sotto il profilo estetico, anche se sono disponibili apparecchi in ceramica più discreti, gli apparecchi fissi rimangono visibili e possono determinare un disagio estetico temporaneo. Durante il trattamento possono inoltre comparire fastidi o dolore transitorio, soprattutto in seguito alle regolazioni periodiche dell’arco ortodontico, e in alcuni pazienti possono svilupparsi ulcere o lesioni delle mucose orali dovute all’attrito con i brackets.
Nel complesso, il trattamento ortodontico con apparecchi fissi rappresenta una procedura altamente efficace per la maggior parte dei pazienti, in grado di offrire risultati funzionali ed estetici significativi e duraturi. Il raggiungimento e il mantenimento dei benefici attesi richiedono tuttavia costanza, collaborazione e rispetto delle indicazioni cliniche, al fine di massimizzare l’efficacia del trattamento e ridurre il rischio di recidive.
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Rischi e complicanze potenziali
Cosa può andare storto:
Il trattamento ortodontico con apparecchi fissi è considerato generalmente sicuro, tuttavia, come ogni procedura sanitaria, può essere associato a effetti collaterali e potenziali complicanze. Tali eventi possono manifestarsi con diversa frequenza e gravità e comprendono effetti collaterali comuni, complicanze generali, complicanze direttamente correlate alla procedura e, più raramente, rischi di natura sistemica.
Nel corso del trattamento possono comparire effetti collaterali lievi e transitori, che rappresentano evenienze frequenti. Dopo l’applicazione iniziale dell’apparecchio o in seguito alle regolazioni periodiche, il paziente può avvertire dolore o fastidio dentale, dovuti alla pressione esercitata sui denti per indurne lo spostamento. Tale sintomatologia è in genere temporanea e tende a risolversi spontaneamente entro 2–3 giorni; quasi la totalità dei pazienti sperimenta almeno un episodio di fastidio nel corso della terapia. È inoltre possibile la comparsa di irritazioni delle mucose orali, come piccole ulcere o lesioni a carico di guance, labbra o lingua, causate dal contatto dei brackets con i tessuti molli; tali disturbi tendono a regredire spontaneamente e possono essere alleviati mediante l’utilizzo di cera ortodontica. Circa la metà dei pazienti riferisce almeno un episodio di irritazione orale durante il trattamento. Un ulteriore effetto collaterale è rappresentato dall’accumulo di placca batterica attorno ai brackets, che può favorire l’insorgenza di gengiviti, soprattutto in presenza di un’igiene orale non adeguata; tale evenienza può interessare circa il 30–40% dei pazienti.
Tra le complicanze generali, che possono verificarsi anche in assenza di errori procedurali, rientra la decalcificazione dello smalto dentale, che si manifesta con la comparsa di macchie bianche permanenti attorno ai brackets e che può rappresentare una condizione predisponente allo sviluppo di carie. Questa complicanza può interessare circa il 25% dei pazienti che non mantengono una corretta igiene orale. Un’igiene insufficiente può inoltre determinare un aumento del rischio di carie dentarie, localizzate in particolare attorno ai brackets o sotto le bande metalliche; tale rischio riguarda approssimativamente il 20–30% dei pazienti con scarse abitudini di pulizia orale. In alcuni casi, soprattutto nei trattamenti di lunga durata, può verificarsi un riassorbimento radicolare, ovvero una riduzione della lunghezza delle radici dentarie, evento relativamente raro ma potenzialmente rilevante per la stabilità a lungo termine dei denti; tale fenomeno può interessare circa il 5–10% dei pazienti. Sono inoltre possibili alterazioni temporanee del morso o modifiche indesiderate dei rapporti occlusali, che possono rendere necessari ulteriori aggiustamenti o trattamenti correttivi; questa evenienza riguarda circa il 5% dei pazienti.
Le complicanze specifiche della procedura sono direttamente correlate all’uso degli apparecchi fissi. Tra queste rientra il distacco o la frattura dei brackets, che può verificarsi in seguito a traumi o al consumo di cibi duri, con conseguente rallentamento del trattamento e necessità di interventi correttivi; tale evento può interessare circa il 10–15% dei pazienti. Le componenti metalliche dell’apparecchio, come fili ed elastici, possono inoltre determinare lesioni accidentali dei tessuti molli, quali piccoli tagli o abrasioni della mucosa orale, evenienza che si osserva in circa il 10% dei casi. Dopo la rimozione dell’apparecchio fisso, l’uso corretto dei dispositivi di contenzione è essenziale per mantenere i risultati ottenuti; un utilizzo non adeguato o discontinuo dei retainer può favorire recidive, con spostamenti indesiderati dei denti, che si verificano in circa il 15–20% dei pazienti non aderenti alle indicazioni prescritte.
Sebbene poco frequenti, possono essere segnalati anche rischi sistemici, in particolare in pazienti con condizioni predisponenti. Alcuni soggetti possono sviluppare reazioni allergiche ai materiali utilizzati negli apparecchi ortodontici, come il nichel presente in alcuni fili o brackets metallici, con manifestazioni cutanee o sistemiche; tali reazioni interessano meno dell’1% dei pazienti. In presenza di lesioni gengivali ripetute o di una gengivite non adeguatamente trattata, possono insorgere infezioni orali, che nei casi più gravi possono evolvere in parodontite, con possibile compromissione delle strutture di supporto dei denti; questa evenienza può riguardare circa il 5–10% dei pazienti con scarsa igiene orale. Rischi sistemici gravi, come infezioni generalizzate o eventi fatali, non sono generalmente documentati in associazione al trattamento ortodontico con apparecchi fissi, salvo nei casi in cui il paziente presenti patologie preesistenti rilevanti, quali immunodeficienze o disturbi della coagulazione, che richiedono una valutazione clinica particolarmente attenta prima dell’inizio del trattamento.
Nel complesso, il trattamento ortodontico con apparecchi fissi presenta un basso tasso di complicanze gravi ed è considerato una procedura affidabile. La collaborazione del paziente, in particolare nel mantenimento di un’adeguata igiene orale e nel rispetto delle indicazioni relative all’uso dei dispositivi di contenzione, riveste un ruolo fondamentale nel ridurre i rischi e nel favorire il successo e la stabilità a lungo termine del trattamento.
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Controindicazioni
Relative:
Nel valutare l’idoneità al trattamento ortodontico con apparecchi fissi, è necessario prendere in considerazione eventuali controindicazioni, che possono rendere la procedura non indicata o associata a rischi aumentati. Tali condizioni si distinguono in controindicazioni relative e controindicazioni assolute, in base alla loro gravità e alla possibilità di procedere al trattamento adottando specifiche precauzioni o, al contrario, di doverlo escludere in modo definitivo.
Le controindicazioni relative comprendono situazioni cliniche nelle quali il trattamento ortodontico può essere eseguito, ma solo dopo un’attenta valutazione del rapporto tra rischi e benefici e con l’adozione di misure di controllo e monitoraggio dedicate. In presenza di malattia parodontale non controllata, come gengivite o parodontite, l’applicazione dei brackets può aggravare l’infiammazione e accelerare la perdita dei tessuti di supporto del dente; in tali casi il trattamento ortodontico può essere avviato esclusivamente dopo la risoluzione della patologia parodontale e con un rigoroso monitoraggio della salute gengivale durante tutta la terapia. Analogamente, una scarsa igiene orale rappresenta un fattore di rischio rilevante per lo sviluppo di carie, gengiviti e decalcificazioni dello smalto; per questo motivo l’ortodontista può decidere di posticipare l’inizio del trattamento fino a quando il paziente non dimostri un impegno concreto e costante nel mantenere una corretta igiene orale.
La gravidanza costituisce un’ulteriore controindicazione relativa, poiché le modificazioni ormonali possono aumentare la predisposizione a infiammazioni gengivali e ad altre complicanze orali. Sebbene l’uso di apparecchi ortodontici non sia vietato, è necessario un controllo più frequente della salute gengivale per prevenire infezioni o infiammazioni. Nei pazienti affetti da disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), le forze esercitate dall’apparecchio possono talvolta peggiorare la sintomatologia dolorosa o funzionale, anche se in alcuni casi il trattamento ortodontico può contribuire a un miglioramento; la decisione deve pertanto essere assunta caso per caso, dopo un’accurata valutazione della funzione articolare. Un’ulteriore controindicazione relativa è rappresentata dalle allergie ai materiali ortodontici, come il nichel; in tali situazioni il trattamento può essere comunque eseguito ricorrendo a materiali alternativi ipoallergenici, quali brackets in ceramica o privi di nichel. Infine, l’assunzione di bifosfonati, utilizzati nel trattamento dell’osteoporosi o di altre patologie ossee, può aumentare il rischio di complicanze come la necrosi ossea; in questi casi è indispensabile una valutazione congiunta tra medico curante e odontoiatra per stabilire l’effettiva possibilità di procedere in sicurezza.
Assolute:
Le controindicazioni assolute comprendono invece condizioni cliniche nelle quali il trattamento ortodontico con apparecchi fissi è definitivamente controindicato, poiché i rischi superano in modo significativo i potenziali benefici. In presenza di grave malattia parodontale avanzata e irreversibile, caratterizzata da marcata perdita di osso alveolare e significativa mobilità dentale, le forze ortodontiche potrebbero determinare un ulteriore peggioramento dei tessuti di supporto fino alla perdita degli elementi dentari, rendendo il trattamento impraticabile. Anche la osteoporosi avanzata, soprattutto se associata a terapie farmacologiche che riducono la capacità rigenerativa dell’osso, rappresenta una condizione incompatibile con il trattamento, in quanto le ossa mascellari risultano indebolite e incapaci di adattarsi correttamente agli stimoli ortodontici.
Sono considerate controindicazioni assolute anche le malattie autoimmuni o le immunodeficienze gravi, come alcune forme di immunodeficienza severa o l’HIV non controllato, poiché il trattamento ortodontico può aumentare in modo significativo il rischio di infezioni orali e sistemiche difficilmente controllabili. Nei pazienti affetti da patologie cardiache ad alto rischio, quali valvulopatie o portatori di protesi valvolari che richiedono profilassi antibiotica, esiste un pericolo elevato di endocardite infettiva in seguito a possibili infezioni orali correlate alle lesioni gengivali indotte dai brackets, rischio che può non essere sufficientemente ridotto dalla sola profilassi. Il trattamento è inoltre controindicato nei casi di grave allergia documentata ai materiali ortodontici, qualora non siano disponibili alternative ipoallergeniche sicure, poiché la reazione allergica non può essere prevenuta in modo adeguato. Infine, i pazienti con malattie oncologiche in fase attiva o non trattate, in particolare a carico del cavo orale, non possono essere sottoposti a trattamento ortodontico a causa dell’elevato rischio di infezioni, compromissione tissutale o diffusione della malattia.
In conclusione, la corretta distinzione tra controindicazioni relative e assolute è essenziale per una valutazione appropriata dell’idoneità al trattamento ortodontico con apparecchi fissi. Le controindicazioni relative richiedono un approccio personalizzato e prudente, mentre le controindicazioni assolute impediscono l’esecuzione della procedura al fine di garantire la massima tutela della sicurezza del paziente.
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Alternative disponibili
Possibili alternative:
Esistono diverse alternative al trattamento ortodontico con apparecchi fissi, che possono essere prese in considerazione in base alle caratteristiche cliniche del paziente, alla gravità della malocclusione e agli obiettivi funzionali ed estetici del trattamento. Una possibile opzione è rappresentata dagli apparecchi ortodontici mobili, comunemente denominati aligners, costituiti da mascherine trasparenti rimovibili che devono essere indossate per un numero elevato di ore al giorno. Questi dispositivi agiscono mediante una sequenza programmata di mascherine, sostituite generalmente ogni 1–2 settimane, che consentono lo spostamento graduale dei denti verso la posizione desiderata.
Un’ulteriore alternativa è costituita dagli apparecchi ortodontici linguali, che utilizzano brackets analoghi a quelli tradizionali ma vengono applicati sulla superficie interna dei denti, risultando meno visibili dall’esterno. Nei casi di malocclusioni severe di origine scheletrica, non correggibili con la sola ortodonzia, può essere indicata una terapia ortodontica combinata con chirurgia ortognatica, che prevede la correzione chirurgica delle ossa mascellari associata all’uso di apparecchi ortodontici prima e dopo l’intervento. In pazienti giovani con problemi di spazio trasversale, può essere utilizzata la terapia con dispositivi di espansione rapida del palato (RPE), finalizzata ad aumentare la larghezza del palato e a creare le condizioni per un migliore allineamento dentale.
In alternativa all’ortodonzia, in alcuni casi selezionati, è possibile ricorrere a soluzioni protesiche o restaurative, come faccette o corone, con l’obiettivo di migliorare prevalentemente l’aspetto estetico e, in parte, la funzione, senza correggere però la causa ortodontica del disallineamento. Un’ulteriore opzione è rappresentata dal trattamento ortodontico con dispositivi di ancoraggio temporaneo (TADs), che prevede l’inserimento di miniviti o altri sistemi di ancoraggio temporaneo nell’osso alveolare o palatale. Questi dispositivi consentono l’applicazione di forze ortodontiche molto precise, permettendo movimenti dentali controllati senza coinvolgere i denti adiacenti come ancoraggio. La procedura è minimamente invasiva, viene eseguita in anestesia locale e le miniviti vengono rimosse al termine del trattamento. Infine, il paziente può scegliere di non sottoporsi ad alcun trattamento, optando per una strategia di osservazione attiva con controlli periodici.
Principali differenze:
Le alternative al trattamento con brackets differiscono in modo significativo per visibilità, invasività, efficacia, tempi di trattamento e livello di collaborazione richiesto. Gli aligners offrono un vantaggio estetico rilevante e consentono una migliore igiene orale, poiché possono essere rimossi durante i pasti e la pulizia dei denti; tuttavia, richiedono una collaborazione molto rigorosa, con un utilizzo quotidiano di almeno 20–22 ore, e risultano generalmente meno efficaci nei casi complessi. Gli apparecchi linguali garantiscono un’elevata efficacia, paragonabile a quella dei brackets tradizionali, e un’ottima discrezione estetica, ma comportano maggiori difficoltà di igiene orale, un possibile rischio di irritazioni della lingua, costi più elevati e una gestione clinica più complessa.
La terapia ortodontica associata a chirurgia ortognatica consente la risoluzione definitiva di gravi malocclusioni e difetti scheletrici, ma comporta rischi chirurgici, tempi di recupero prolungati e una maggiore complessità terapeutica. I dispositivi di espansione rapida del palato sono particolarmente efficaci nei pazienti in crescita, permettendo di correggere problemi di spazio e talvolta di evitare estrazioni dentali future, mentre risultano meno efficaci negli adulti se non associati ad altre tecniche. Le soluzioni protesiche o restaurative permettono un miglioramento estetico rapido, ma sono invasive, poiché richiedono la riduzione dei denti naturali, e non risolvono le problematiche funzionali legate alla malocclusione. L’utilizzo dei dispositivi di ancoraggio temporaneo consente un controllo estremamente preciso dei movimenti dentali, riducendo movimenti indesiderati e talvolta la necessità di estrazioni, ma comporta i rischi tipici di una procedura chirurgica minore, come dolore, gonfiore, infezioni o fallimento dell’integrazione della minivite.
Conseguenze del rifiuto:
La scelta di non intraprendere alcun trattamento non comporta rischi o costi immediati, ma espone il paziente alla possibilità di un peggioramento progressivo della malocclusione, con potenziali conseguenze funzionali ed estetiche. In particolare, il mantenimento del disallineamento dentale può determinare un aggravamento delle difficoltà masticatorie, fonatorie e deglutitorie, favorire un’usura irregolare dei denti e contribuire all’insorgenza di disturbi temporo-mandibolari. Il disallineamento può inoltre facilitare l’accumulo di placca batterica in aree difficili da detergere, aumentando il rischio di carie, gengiviti e parodontite, con possibile perdita di elementi dentari e necessità di trattamenti più complessi. Sul piano estetico, il paziente può continuare a percepire un disagio che incide sull’autostima e sul benessere psicologico. Nel tempo, la mancata correzione della malocclusione può rendere necessari interventi più invasivi e costosi, come la chirurgia ortognatica o riabilitazioni protesiche estese.
In conclusione, la decisione di non procedere con il trattamento ortodontico con apparecchi fissi o di optare per una delle alternative disponibili deve essere valutata con attenzione, poiché può avere ripercussioni significative e durature sulla salute orale, sulla funzione e sulla qualità della vita del paziente.
Consenso Informato Trattamento ortodontico con apparecchi fissi: Indicazioni pre e post-procedura
Cosa fare prima:
Prima di iniziare il trattamento ortodontico con apparecchi fissi, è necessario osservare alcune indicazioni finalizzate a garantire una corretta preparazione e a ridurre il rischio di complicanze. È indispensabile sottoporsi a una valutazione preliminare della salute orale, mediante visita odontoiatrica, per accertare lo stato di denti e gengive; eventuali carie, infezioni o patologie parodontali devono essere trattate prima dell’applicazione dell’apparecchio. È inoltre raccomandata una igiene orale accurata, preferibilmente mediante una seduta di igiene professionale, al fine di rimuovere placca e tartaro e assicurare condizioni orali adeguate prima del posizionamento dei brackets. Durante la consultazione con l’ortodontista è importante segnalare eventuali allergie o sensibilità ai materiali ortodontici, come il nichel. Prima dell’applicazione dell’apparecchio può essere utile assumere cibi più consistenti, poiché nei giorni successivi potrebbero essere presenti difficoltà o fastidi nella masticazione. È infine opportuno prepararsi dal punto di vista psicologico alla possibilità di avvertire disagio iniziale e alla necessità di modificare alcune abitudini alimentari e di igiene orale.
Cosa fare dopo:
Dopo l’applicazione dell’apparecchio fisso, è fondamentale attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite per favorire il buon esito del trattamento. Nei primi giorni è comune avvertire dolore o fastidio, che può essere gestito, se necessario, con l’assunzione di analgesici da banco come paracetamolo o ibuprofene, secondo le indicazioni del medico. L’igiene orale deve essere particolarmente rigorosa, utilizzando spazzolini specifici per ortodonzia, filo interdentale dedicato, come il Super Floss, e collutori antibatterici, al fine di prevenire l’accumulo di placca attorno ai brackets. È essenziale rispettare i controlli periodici programmati, necessari per la regolazione dell’apparecchio e il monitoraggio dell’andamento del trattamento. In caso di irritazioni delle mucose orali, l’applicazione di cera ortodontica sui brackets può ridurre l’attrito e il disagio. Qualora vengano prescritti elastici o altri dispositivi mobili, questi devono essere utilizzati esattamente secondo le indicazioni dell’ortodontista, poiché la loro corretta applicazione è determinante per l’efficacia del trattamento.
Cosa evitare:
Durante tutto il periodo di trattamento è necessario evitare comportamenti e abitudini che possano compromettere l’integrità dell’apparecchio. In particolare, devono essere evitati alimenti duri o appiccicosi, come caramelle dure, noci, chewing gum, popcorn o croste di pane molto dure, che possono causare il distacco dei brackets. È inoltre sconsigliato mordere oggetti duri, come penne, matite o unghie, poiché tali comportamenti possono danneggiare l’apparecchio. È opportuno limitare il consumo di cibi e bevande zuccherate o acide, come le bibite gassate, per ridurre il rischio di carie e di macchie attorno ai brackets. In caso di pratica di sport di contatto, è fortemente raccomandato l’uso di un paradenti per proteggere denti e apparecchio da eventuali traumi.
A cosa prestare attenzione:
Dopo l’inizio del trattamento è importante prestare attenzione ad alcuni segni e sintomi che potrebbero indicare la presenza di complicanze e richiedere una valutazione specialistica. Un dolore persistente o intenso che non si riduce entro pochi giorni deve essere segnalato all’ortodontista, poiché potrebbe rendersi necessaria una regolazione dell’apparecchio. La comparsa di lesioni o ulcerazioni a carico di gengive, labbra o guance che non guariscono spontaneamente in breve tempo richiede un controllo clinico. In caso di distacco di un bracket o di spostamento di un filo, è necessario contattare tempestivamente l’ortodontista, poiché tali evenienze possono ridurre l’efficacia del trattamento e provocare lesioni ai tessuti molli. Un sanguinamento gengivale eccessivo o persistente, sebbene un lieve sanguinamento possa essere inizialmente normale, può rappresentare un segno di gengivite o parodontite e deve essere valutato. Una mobilità dentale lieve è attesa durante il trattamento, ma se un dente appare eccessivamente mobile o instabile è necessario informare immediatamente il professionista. In presenza di reazioni allergiche o avverse ai materiali ortodontici, quali gonfiore, prurito o eruzioni cutanee, è opportuno sospendere l’uso di eventuali dispositivi mobili e contattare senza ritardo l’ortodontista.
Il rispetto attento di queste indicazioni contribuisce in modo determinante a garantire che il trattamento ortodontico proceda in sicurezza, riducendo il rischio di complicanze e favorendo il raggiungimento dei risultati terapeutici previsti nei tempi programmati.