Consenso informato alla procedura di Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD)
Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD)? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.
La procedura di Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD) è un Trattamento, talvolta denominato anche "Estrazione spirale" o "Rimozione IUD", che rientra nell'area specialistica di Ginecologia ed ostetricia. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "69.73".
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Descrizione della procedura
Cosa è:
La rimozione del dispositivo intrauterino (IUD, Intra Uterine Device, o spirale) è una procedura ginecologica che consiste nell’estrazione di un contraccettivo posizionato all’interno dell’utero. In genere viene eseguita in ambulatorio. La paziente viene fatta sdraiare in posizione ginecologica; il medico inserisce uno speculum (strumento che permette di visualizzare il collo dell’utero) e individua i fili dell’IUD che fuoriescono dal canale cervicale. Con una pinza sterile afferra i fili e applica una trazione lenta e continua fino a far scorrere l’IUD attraverso la cervice e rimuoverlo. La procedura è solitamente rapida; possono comparire crampi uterini o lieve sanguinamento transitorio. In assenza di fili visibili, può essere necessaria ecografia e rimozione con strumenti dedicati.
A cosa serve:
La rimozione del dispositivo intrauterino (IUD) è una procedura ginecologica finalizzata a interrompere la contraccezione o a sostituire un IUD giunto a fine efficacia. Gli obiettivi clinici includono la risoluzione di sintomi o complicanze potenzialmente correlate al dispositivo, come dolore pelvico, sanguinamento uterino anomalo (perdite mestruali più abbondanti o irregolari), sospetta infezione o espulsione/malposizionamento. La rimozione può essere indicata anche in caso di desiderio di gravidanza o quando vi è necessità di ulteriori accertamenti o trattamenti intrauterini. L’intento è ottenere sicurezza, controllo dei sintomi e adeguata pianificazione riproduttiva.
Che natura ha:
La rimozione di dispositivo intrauterino (IUD) è una procedura invasiva di minima entità eseguita in ambulatorio, generalmente manuale e non farmacologica. Dopo l’inserimento di uno speculum (strumento che permette di visualizzare la cervice), il clinico afferra i fili dell’IUD con una pinza e lo estrae con trazione delicata attraverso il canale cervicale. Non è una procedura distruttiva perché non comporta ablazione di tessuti. Può essere dolorosa o causare crampi simili a quelli mestruali, di solito di breve durata; talvolta può essere eseguita con analgesia locale o per via orale.
Cosa comporta:
La rimozione del dispositivo intrauterino (IUD) coinvolge principalmente il tratto genitale femminile. In modo diretto sono interessati vagina e cervice uterina (collo dell’utero), attraverso cui viene introdotto lo speculum e si afferrano i fili dell’IUD. Il distretto maggiormente coinvolto è la cavità uterina (utero), sede del dispositivo, da cui viene estratto con trazione controllata. In misura minore possono essere interessati i tessuti cervico-vaginali, per possibile irritazione o lieve sanguinamento. Il coinvolgimento di altri distretti corporei è in genere assente.
Quanto dura:
La rimozione di dispositivo intrauterino (IUD) è in genere una procedura ambulatoriale di breve durata: normalmente richiede circa 2–5 minuti, oltre al tempo per l’accoglienza e il controllo clinico. I tempi possono aumentare se i fili non sono visibili, se l’IUD è parzialmente inglobato nella cervice o nell’endometrio (rivestimento interno dell’utero), o se vi è stenosi cervicale (restringimento del canale cervicale), condizioni che possono richiedere strumenti dedicati, ecografia e più tempo (circa 10–20 minuti). Raramente, in caso di rimozione difficoltosa, può essere necessario un accesso in day surgery con isteroscopia.
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Benefici attesi
Cosa aspettarsi:
La rimozione del dispositivo intrauterino (iud) è una procedura finalizzata a ottenere alcuni benefici attesi. Il beneficio principale è la cessazione dell’effetto contraccettivo: dopo la rimozione, la fertilità tende a ripristinarsi rapidamente, in genere già nel primo ciclo ovulatorio; nelle evidenze disponibili i tassi di gravidanza a 12 mesi nelle donne che desiderano concepire risultano complessivamente simili a quelli della popolazione generale di pari età, pur variando soprattutto in base all’età e ad altri fattori individuali. Un ulteriore beneficio è la risoluzione o riduzione di effetti indesiderati attribuiti allo iud. Nel caso di iud al rame, ciò può includere riduzione di sanguinamenti mestruali abbondanti e crampi. Nel caso di iud al levonorgestrel (un progestinico), la rimozione può favorire il ritorno al pattern mestruale precedente e la regressione di sintomi correlati agli ormoni (per esempio spotting persistente).
La procedura consente anche la gestione di problematiche cliniche come dolore pelvico, sospetta malposizione/espulsione parziale, desiderio di cambio metodo contraccettivo, o necessità di rimozione per indicazioni mediche (per esempio gravidanza con iud in sede). In condizioni standard, la rimozione “in ambulatorio” con visualizzazione dei fili è generalmente riuscita nella grande maggioranza dei casi; tuttavia le percentuali esatte variano tra studi e contesti.
Esistono limiti e incertezze: se i fili non sono visibili, se lo iud è incuneato nella parete uterina o se è presente perforazione (evento raro), possono essere necessari ecografia, rimozione strumentale o isteroscopia, con tempi e successo dipendenti dall’anatomia e dalla posizione del dispositivo. Inoltre, la rimozione non garantisce la risoluzione di sintomi che abbiano cause diverse dallo iud.
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Rischi e complicanze potenziali
Cosa può andare storto:
Gli effetti collaterali comuni della rimozione di dispositivo intrauterino (iud) includono dolore crampiforme pelvico transitorio (simile ai crampi mestruali) durante o subito dopo la manovra e perdite ematiche vaginali lievi o “spotting” nelle ore o nei giorni successivi. Possono comparire capogiri, nausea o sensazione di svenimento per una risposta vagale (reazione neurovegetativa legata alla manipolazione del collo dell’utero), di solito autolimitante. Le stime di frequenza per dolore lieve e spotting sono variabili tra gli studi e dipendono dal tipo di iud e dal contesto clinico; in generale sono considerati eventi frequenti nella pratica clinica.
Le complicanze generali, non specifiche della tecnica ma legate a qualsiasi manovra transcervicale, comprendono infezione genitale (cervicite o endometrite), in genere rara quando la rimozione avviene in assenza di infezione in atto; il rischio aumenta se sono presenti sintomi o segni di infezione prima della procedura. Possibile anche sanguinamento più abbondante del previsto, di solito lieve e gestibile; raramente può richiedere valutazione medica.
Le complicanze specifiche della procedura includono rimozione difficile o incompleta (ad esempio frattura del dispositivo o ritenzione di un frammento), evento considerato non comune; può rendere necessari ulteriori accertamenti (ecografia) o una rimozione strumentale (isteroscopia). Se i fili non sono visibili o l’iud è mal posizionato, la rimozione può richiedere strumenti dedicati e può risultare più dolorosa. In caso di iud non in cavità uterina (per espulsione non riconosciuta o perforazione pregressa), la manovra può non riuscire e può essere necessario un iter diagnostico per localizzazione. Lesioni del collo dell’utero o dell’endometrio sono rare; la perforazione uterina durante la sola rimozione è descritta come evento molto raro.
I rischi sistemici e pericolo per la vita sono eccezionali: una reazione vasovagale severa con sincope può causare caduta/trauma; la sepsi correlata alla procedura è estremamente rara. Dopo la rimozione, se non si avvia immediatamente un metodo contraccettivo efficace, aumenta il rischio di gravidanza; se una gravidanza si instaura, permane il rischio di gravidanza extrauterina come in popolazione generale. Fonti: linee guida e manuali clinici (msd manual) e raccomandazioni di organismi internazionali (who/cdc) e revisione della letteratura su complicanze di iud.
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Controindicazioni
Relative:
La rimozione di dispositivo intrauterino (iud) è in genere una procedura semplice, ma alcune condizioni costituiscono controindicazioni relative, cioè richiedono valutazione e precauzioni. Sono rilevanti sospetta o accertata gravidanza, perché la trazione sul filo può aumentare il rischio di complicanze; sospetta malattia infiammatoria pelvica o cervicite (infezione di utero/annessi o del collo dell’utero), soprattutto se associata a febbre, dolore pelvico o perdite maleodoranti. Richiedono cautela anche sanguinamento genitale abbondante o non spiegato, che può indicare altre patologie da escludere. La rimozione può essere più complessa in caso di fili non visibili, sospetta espulsione, malposizionamento o perforazione uterina (posizione anomala o passaggio del dispositivo oltre la parete dell’utero), situazioni che possono richiedere ecografia, isteroscopia o rimozione in ambiente protetto. Va considerato il rischio aumentato di reazioni vasovagali in chi ha sincope o bradicardia durante manovre cervicali. Inoltre, disturbi della coagulazione o terapia anticoagulante possono aumentare il rischio di sanguinamento.
Assolute:
Le principali controindicazioni assolute alla rimozione di un dispositivo intrauterino (iud) in ambulatorio sono: instabilità emodinamica o sospetto/emergenza di emorragia grave, perché richiede gestione urgente in ambiente protetto; sospetta o accertata gravidanza ectopica (gravidanza extrauterina), che necessita di percorso diagnostico-terapeutico specifico; forte sospetto di perforazione uterina o migrazione extrauterina del dispositivo, in cui la rimozione non deve essere tentata per via transcervicale e può richiedere imaging e/o approccio chirurgico; infezione pelvica severa con condizioni generali compromesse o sepsi (infezione sistemica), che impone stabilizzazione e terapia immediata prima di eventuali manovre; impossibilità tecnica alla rimozione per via vaginale con rischio elevato di danno (ad esempio cervice non accessibile, stenosi cervicale marcata o dolore non controllabile nonostante misure adeguate), situazione in cui la procedura deve essere rimandata e ripianificata in setting idoneo (ad esempio con analgesia/anestesia o guida strumentale). Il paziente conferma di aver compreso tali condizioni e dichiara di escluderne la presenza al momento della firma.
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Alternative disponibili
Possibili alternative:
Le principali alternative alla rimozione del dispositivo intrauterino (iud) dipendono dal motivo della richiesta. Se non vi sono sintomi o complicanze, è possibile mantenere l’iud in sede fino alla scadenza prevista o ai controlli programmati. In caso di necessità contraccettiva dopo la rimozione, alternative includono contraccezione ormonale (pillola estroprogestinica o progestinica, cerotto, anello vaginale), impianto sottocutaneo, iniezione di progestinico, oppure metodi di barriera (profilattico, diaframma). In situazioni selezionate si può valutare sostituzione contestuale con un nuovo iud o sterilizzazione tubarica definitiva.
Principali differenze:
La rimozione di dispositivo intrauterino (iud) è in genere una procedura ambulatoriale breve: consiste nella trazione dei fili e comporta bassa invasività, con possibili dolore crampiforme, sanguinamento o rara infezione; eccezionalmente, se i fili non sono visibili o l’iud è incuneato, può essere necessario isteroscopia (endoscopia dell’utero) con maggiore invasività e rischi. Alternative sono mantenere l’iud fino a scadenza, evitando la procedura ma prolungando effetti e possibili eventi avversi (es. sanguinamento). Un’alternativa contraccettiva è passare a metodi ormonali o di barriera: meno invasivi, ma con efficacia e profilo di effetti indesiderati differenti.
Conseguenze del rifiuto:
La mancata rimozione di un dispositivo intrauterino (IUD) quando indicata può comportare persistenza o peggioramento dei sintomi (dolore pelvico, sanguinamenti anomali) e riduzione dell’efficacia contraccettiva, con possibile gravidanza, anche extrauterina (impianto fuori dall’utero). Se l’IUD è mal posizionato, espulso parzialmente o “incuneato” (inserito nei tessuti), aumenta il rischio di lesioni dell’utero e di difficoltà alla rimozione. In presenza di infezione o sospetta malattia infiammatoria pelvica, il mancato trattamento può favorire complicanze infettive e, raramente, esiti riproduttivi sfavorevoli.
Consenso Informato Rimozione di dispositivo intrauterino (IUD): Indicazioni pre e post-procedura
Cosa fare prima:
Per la rimozione di dispositivo intrauterino (IUD) non è in genere necessaria una preparazione specifica. È opportuno comunicare al medico gravidanza sospetta o in corso, eventuali sintomi di infezione (febbre, dolore pelvico, secrezioni maleodoranti), allergie e farmaci assunti, in particolare anticoagulanti/antiaggreganti (terapie che aumentano il rischio di sanguinamento). Può essere richiesto un test di gravidanza. Se si desidera evitare una gravidanza, usare un metodo contraccettivo alternativo: gli spermatozoi possono sopravvivere fino a 5 giorni. È consigliabile assumere un analgesico se indicato dal medico e presentarsi con assorbente. In caso di dolore intenso o sanguinamento abbondante dopo la procedura, contattare subito il servizio.
Cosa fare dopo:
Dopo la rimozione di dispositivo intrauterino (iud) è frequente lieve dolore crampiforme e piccole perdite di sangue per 1–3 giorni; può essere utile riposo e, se non controindicato, un analgesico come ibuprofene o paracetamolo secondo indicazione medica. È generalmente possibile riprendere le normali attività subito; rapporti sessuali e uso di tamponi possono essere ripresi in assenza di sanguinamento o dolore significativo. La fertilità può tornare immediatamente: se non desidera gravidanza, inizi subito una contraccezione alternativa. Contatti urgentemente se compaiono febbre, dolore intenso, sanguinamento abbondante, secrezioni maleodoranti o svenimento.
Cosa evitare:
Dopo la rimozione di IUD si consiglia di evitare o limitare, per 24–48 ore o secondo indicazione medica, rapporti sessuali vaginali, uso di tamponi interni e coppette mestruali e lavande vaginali, per ridurre il rischio di irritazione e di infezione. È opportuno limitare attività fisiche molto intense se compaiono crampi o lieve sanguinamento. Evitare l’automedicazione con antibiotici o farmaci non prescritti; per il dolore usare solo analgesici consigliati. Contattare rapidamente un medico in caso di sanguinamento abbondante, febbre, dolore pelvico intenso o crescente, secrezioni maleodoranti o svenimento.
A cosa prestare attenzione:
Dopo la rimozione di IUD è possibile avere lievi crampi tipo mestruale e piccole perdite di sangue per 1–2 giorni. Contatti subito un professionista sanitario se compaiono sanguinamento abbondante (ad esempio necessità di cambiare assorbente ogni ora o presenza di grossi coaguli), dolore pelvico intenso o in aumento, febbre ≥38 °C o brividi, perdite vaginali maleodoranti o giallo‑verdi, svenimento, capogiri marcati o debolezza, nausea o vomito persistenti, o dolore durante i rapporti. Questi segni possono indicare infezione, emorragia o altre complicanze.