Consenso informato alla procedura di Mastectomia radicale monolaterale

Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Mastectomia radicale monolaterale? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.

La procedura di Mastectomia radicale monolaterale è un Trattamento, talvolta denominato anche "Rimozione completa mammella singola con svuotamento ascellare", che rientra nell'area specialistica di Chirurgia generale. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "85.45 Mastectomia radicale monolaterale".

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Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Descrizione della procedura

Cosa è:

La mastectomia radicale monolaterale è un intervento chirurgico che prevede l’asportazione completa di una sola mammella per trattare un tumore o, più raramente, altre patologie. Consiste nella rimozione del tessuto ghiandolare mammario insieme alla cute e al complesso areola-capezzolo; in molti casi include anche l’asportazione dei linfonodi ascellari (ghiandole del sistema linfatico utili per valutare la diffusione della malattia) e, nella forma “radicale” classica, anche dei muscoli pettorali. L’operazione si esegue in anestesia generale, tramite un’incisione sul torace; al termine vengono posizionati uno o più drenaggi per ridurre raccolte di sangue o siero e facilitare la guarigione.

A cosa serve:

La mastectomia radicale monolaterale è un intervento chirurgico che prevede l’asportazione completa di una mammella e, in genere, dei linfonodi ascellari omolaterali; in alcune varianti può includere anche i muscoli pettorali. Le finalità principali sono ottenere il controllo locale della malattia e la rimozione completa del tumore con margini chirurgici liberi (assenza di cellule tumorali al bordo del tessuto asportato). Un obiettivo clinico rilevante è la stadiazione linfonodale (valutazione dell’eventuale interessamento dei linfonodi), utile per definire prognosi e trattamenti complementari. L’intervento mira inoltre a ridurre il rischio di recidiva locale e a migliorare la sopravvivenza in casi selezionati.

Che natura ha:

La mastectomia radicale monolaterale è una procedura chirurgica invasiva e demolitiva/distruttiva, eseguita per rimuovere completamente una mammella e, in genere, i linfonodi ascellari; in alcune varianti può includere anche la rimozione dei muscoli pettorali. È un trattamento manuale-strumentale (chirurgico) effettuato in sala operatoria, di norma in anestesia generale. Non è una procedura farmacologica, anche se prevede l’uso di farmaci (anestetici, antibiotici, analgesici). Può essere dolorosa nel post-operatorio, ma il dolore è solitamente controllabile con terapia antalgica.

Cosa comporta:

La mastectomia radicale monolaterale coinvolge principalmente la mammella di un solo lato, con asportazione in misura estesa del tessuto ghiandolare e dei tessuti circostanti. Sono interessati in modo rilevante la cute e il complesso areola-capezzolo (di norma rimossi), e i linfonodi ascellari (stazioni linfonodali del cavo ascellare) con dissezione variabile ma spesso ampia. In alcune tecniche può essere coinvolta anche la parete toracica con rimozione dei muscoli pettorali (maggiore e/o minore). Possono essere interessati nervi e vasi ascellari con possibili esiti funzionali.

Quanto dura:

La mastectomia radicale monolaterale ha una durata prevedibile di circa 2–4 ore, comprensive delle fasi di anestesia, preparazione del campo operatorio ed esecuzione dell’intervento. Il tempo può variare in base a estensione della malattia e complessità dell’asportazione, presenza di aderenze o esiti di precedenti interventi o radioterapia, necessità di svuotamento ascellare (rimozione dei linfonodi dell’ascella), caratteristiche anatomiche individuali, comorbilità (altre malattie rilevanti) e possibili difficoltà intraoperatorie nel controllo del sanguinamento. Anche la durata della sala operatoria può aumentare in caso di complicanze o procedure aggiuntive.

Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Benefici attesi

Cosa aspettarsi:

La mastectomia radicale monolaterale è un intervento chirurgico che prevede l’asportazione della mammella interessata e, di norma, dei linfonodi ascellari; nella forma “radicale” classica può includere anche l’asportazione dei muscoli pettorali. Il beneficio atteso principale è la rimozione completa del tumore localizzato e/o dei tessuti a rischio nella sede interessata, con riduzione del rischio di recidiva locale (ripresa della malattia nella stessa area) e, nei casi indicati, un migliore controllo loco-regionale (controllo della malattia nella mammella e nei linfonodi vicini). Nelle pazienti selezionate, la chirurgia con intento curativo contribuisce anche alla riduzione del rischio di metastasi (diffusione a distanza) tramite l’ottenimento di una migliore stadiazione, cioè la valutazione dell’estensione della malattia.

In termini di efficacia, nelle forme operabili trattate con approccio multimodale (chirurgia ed eventuali terapie mediche e/o radioterapia), il controllo locale a 10 anni dopo mastectomia è spesso elevato, con tassi di recidiva locale generalmente inferiori al 10%, variabili in base a stadio, biologia del tumore e terapie aggiuntive.

I risultati possono essere limitati o incerti perché dipendono da stadio e aggressività biologica del tumore, margini chirurgici (assenza/presenza di cellule tumorali ai bordi del tessuto asportato), coinvolgimento linfonodale e aderenza ai trattamenti complementari. La procedura non garantisce l’assenza di recidiva o metastasi, soprattutto nelle malattie più avanzate o biologicamente più aggressive.

Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Rischi e complicanze potenziali

Cosa può andare storto:

Gli effetti collaterali comuni dopo mastectomia radicale monolaterale includono dolore, gonfiore (edema), lividi (ecchimosi), riduzione temporanea della sensibilità cutanea e rigidità di spalla e braccio per limitazione del movimento; sono molto frequenti nelle prime settimane e in genere migliorano con analgesici e fisioterapia. Sono possibili sieroma (raccolta di liquido nella sede operata) e secrezione dalla ferita, spesso gestibili con drenaggi e/o aspirazioni; il sieroma è riportato con frequenze variabili, in media circa 10–50% a seconda dell’estensione dell’intervento e della gestione dei drenaggi.

Le complicanze generali della chirurgia comprendono sanguinamento/ematoma (raccolta di sangue), che può richiedere reintervento o trasfusione, con frequenza indicativa circa 1–10%; infezione della ferita (rossore, calore, febbre, secrezione purulenta), in genere circa 2–10%; deiscenza (riapertura della ferita) e ritardo di guarigione, più probabili in caso di diabete, fumo, obesità o terapie che riducono le difese immunitarie. Possono verificarsi cicatrici patologiche (ipertrofiche o cheloidi) e dolore persistente.

Le complicanze specifiche della procedura, più frequenti quando è associata dissezione ascellare dei linfonodi, includono linfedema dell’arto superiore (gonfiore cronico per alterato drenaggio linfatico), con rischio medio circa 10–30%; limitazione funzionale della spalla, alterazioni sensoriali del braccio e del torace (formicolii, anestesia) per coinvolgimento di nervi cutanei; lesioni nervose (ad esempio del nervo toracico lungo o toracodorsale) con possibile “scapola alata” o debolezza, generalmente rare (<1–2%); necrosi dei lembi cutanei (mancata vitalità della cute) con necessità di medicazioni avanzate o revisione chirurgica, circa 2–15%. È possibile dolore neuropatico e sindrome dolorosa post-mastectomia, descritta in una quota non trascurabile di pazienti (studi riportano circa 20–50% di dolore cronico di varia intensità).

I rischi sistemici e pericolo per la vita includono trombosi venosa profonda ed embolia polmonare (coaguli nelle vene con possibile migrazione ai polmoni), complessivamente circa 0,5–2% con profilassi adeguata; complicanze anestesiologiche (reazioni ai farmaci, problemi respiratori o cardiovascolari), generalmente rare; eventi cardiaci maggiori in pazienti predisposte; sepsi (infezione grave diffusa) molto rara. La mortalità perioperatoria in questo tipo di intervento è molto bassa e in genere <0,1%, variabile in base a età, comorbidità e complessità chirurgica.

Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Controindicazioni

Relative:

Le principali controindicazioni relative (cioè condizioni che non impediscono necessariamente l’intervento ma richiedono valutazione e precauzioni) alla mastectomia radicale monolaterale includono condizioni generali che aumentano il rischio anestesiologico e chirurgico, come cardiopatie o pneumopatie non compensate, insufficienza renale o epatica significativa e fragilità clinica importante. Richiedono particolare attenzione anche diabete mellito non controllato, malnutrizione o ipoalbuminemia (ridotte riserve proteiche, associate a rischio di complicanze), anemia severa e obesità marcata, per il maggiore rischio di infezione e problemi di cicatrizzazione. Sono rilevanti disturbi della coagulazione (alterazioni della capacità di formare coaguli) e terapia anticoagulante o antiaggregante, che possono aumentare il rischio di sanguinamento e richiedono gestione dedicata. Costituiscono fattori critici anche infezioni in atto, soprattutto cutanee o mammarie, e fumo attivo, associato a maggiore rischio di necrosi cutanea e ritardo di guarigione. In caso di precedente radioterapia o chirurgia nella regione, può essere necessaria una pianificazione ricostruttiva e vascolare specifica.

Assolute:

Le principali controindicazioni assolute alla mastectomia radicale monolaterale (asportazione completa della mammella con rimozione di muscoli e linfonodi regionali, quando indicato) sono: mancanza di indicazione clinica appropriata o assenza di conferma diagnostica adeguata di neoplasia quando l’intervento è proposto a scopo terapeutico; rifiuto esplicito del paziente o assenza di valido consenso informato; instabilità emodinamica non correggibile (condizione in cui pressione e circolazione non possono essere mantenute in modo sicuro); insufficienza cardiaca o respiratoria acuta non compensata, tale da rendere non tollerabile l’anestesia e l’intervento; coagulopatia grave non correggibile (alterazione importante della coagulazione con rischio elevato di sanguinamento); sepsi o infezione sistemica non controllata (infezione diffusa con rischio di peggioramento perioperatorio); impossibilità tecnica non superabile a garantire una via aerea sicura o l’anestesia generale. In presenza di tali condizioni la procedura non deve essere eseguita fino a risoluzione o riconsiderazione dell’indicazione.

Il paziente conferma di aver compreso queste condizioni e dichiara di escluderne la presenza al momento della firma.

Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Alternative disponibili

Possibili alternative:

Le principali alternative alla mastectomia radicale monolaterale dipendono da sede, dimensioni e biologia del tumore e dalle condizioni generali. In casi selezionati è possibile la chirurgia conservativa della mammella (quadrantectomia o lumpectomia), spesso seguita da radioterapia, che usa radiazioni per ridurre il rischio di recidiva locale. Un’altra opzione è la mastectomia meno estesa (semplice o skin/nipple-sparing), talvolta con ricostruzione mammaria immediata o differita. La gestione dei linfonodi può prevedere la biopsia del linfonodo sentinella invece dello svuotamento ascellare. In alcune situazioni si considerano terapie sistemiche (chemioterapia, ormonoterapia, terapie mirate) prima o dopo l’intervento.

Principali differenze:

La mastectomia radicale monolaterale consiste nell’asportazione della mammella con rimozione dei muscoli pettorali e svuotamento ascellare (asportazione dei linfonodi), con l’obiettivo di massimizzare il controllo locale. Rispetto alla mastectomia radicale modificata, è in genere più invasiva e comporta maggiore rischio di limitazione funzionale della spalla e linfedema (gonfiore del braccio). La mastectomia semplice o skin-sparing/nipple-sparing è meno demolitiva, ma può non essere indicata in tumori estesi o infiltranti. La chirurgia conservativa (quadrantectomia) con radioterapia è meno invasiva e preserva la mammella, ma richiede radioterapia e controlli più ravvicinati. La biopsia del linfonodo sentinella riduce il rischio di linfedema rispetto allo svuotamento ascellare, quando appropriata.

Conseguenze del rifiuto:

La mancata esecuzione della mastectomia radicale monolaterale può comportare la progressione locale del tumore nella mammella interessata, con aumento di dimensioni e possibile ulcerazione, sanguinamento, dolore e infezioni della lesione. Può inoltre crescere il rischio di interessamento dei linfonodi regionali (ghiandole del sistema immunitario che possono contenere cellule tumorali) e di metastasi a distanza (diffusione del tumore in altri organi), con possibile peggioramento della prognosi e riduzione delle opzioni terapeutiche efficaci. In alcuni casi può rendersi necessario un trattamento successivo più complesso e gravoso.

Consenso Informato Mastectomia radicale monolaterale: Indicazioni pre e post-procedura

Cosa fare prima:

Per prepararsi alla mastectomia radicale monolaterale, il paziente deve eseguire gli esami preoperatori prescritti e comunicare tutte le terapie in corso (in particolare anticoagulanti, antiaggreganti, farmaci per diabete e cortisonici) e allergie. Alcuni farmaci possono richiedere sospensione o modifica secondo indicazione medica. È necessario rispettare il digiuno (di norma almeno 6 ore per i cibi solidi; liquidi chiari fino a 2 ore, se autorizzato). Evitare fumo e alcol nei giorni precedenti. Presentarsi senza trucco, smalto o gioielli. Segnalare febbre, infezioni o lesioni cutanee della mammella/ascella prima dell’intervento.

Cosa fare dopo:

Dopo mastectomia radicale monolaterale è normale dolore, gonfiore e limitazione del movimento del braccio; assuma gli analgesici come prescritti. Mantenga la ferita pulita e asciutta, cambi le medicazioni secondo indicazione e controlli eventuali drenaggi (tubicini che raccolgono i liquidi), registrando quantità e aspetto; non li rimuova autonomamente. Eviti sforzi, sollevamento pesi e movimenti ampi del braccio finché autorizzato; esegua gli esercizi di mobilizzazione/linfodrenaggio indicati per ridurre il rischio di linfedema (gonfiore da ristagno linfatico). Contatti subito il medico per febbre, arrossamento, secrezione, sanguinamento, dolore crescente, dispnea o gonfiore improvviso del braccio.

Cosa evitare:

Dopo mastectomia radicale monolaterale è opportuno evitare o limitare attività che aumentano rischio di sanguinamento, deiscenza della ferita (riapertura dei margini) e linfedema (gonfiore da ristagno linfatico) del braccio omolaterale. Nelle prime settimane evitare sollevare pesi, movimenti ripetitivi o sopra la testa, sport di contatto e lavori domestici gravosi; riprendere guida e lavoro solo quando dolore e mobilità lo consentono e su indicazione clinica. Evitare sul braccio operato prelievi, misurazione della pressione, iniezioni e traumi. Limitare calore intenso (sauna, ceretta) e fumo; non immergere la ferita finché non autorizzato.

A cosa prestare attenzione:

Dopo mastectomia radicale monolaterale contatti subito un professionista sanitario in caso di febbre ≥38 °C, brividi, arrossamento in aumento, calore, gonfiore o dolore intenso e progressivo della ferita, oppure secrezione purulenta o maleodorante. È importante segnalare sanguinamento persistente o comparsa di ematoma (raccolta di sangue) rapidamente crescente. Con drenaggi, riferisca riduzione improvvisa o arresto del deflusso, perdite attorno al drenaggio o liquido improvvisamente molto abbondante o rosso vivo. Contatti urgentemente anche per mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore doloroso del braccio o formicolii/debolezza importanti.

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