Consenso informato alla procedura di Mastectomia radicale bilaterale
Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Mastectomia radicale bilaterale? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.
La procedura di Mastectomia radicale bilaterale è un Trattamento, talvolta denominato anche "Rimozione completa di entrambe le mammelle con svuotamento ascellare", che rientra nell'area specialistica di Chirurgia generale. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "85.46 Mastectomia radicale bilaterale".
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Descrizione della procedura
Cosa è:
La mastectomia radicale bilaterale è un intervento chirurgico che prevede l’asportazione di entrambe le mammelle per trattare o prevenire la progressione di un tumore mammario. Consiste nella rimozione completa del tessuto ghiandolare della mammella, della cute sovrastante compreso il complesso areola-capezzolo e, nella forma “radicale”, anche dei muscoli pettorali e dei linfonodi ascellari (linfonodi: “filtri” del sistema linfatico che possono contenere cellule tumorali). L’intervento si esegue in anestesia generale, con incisioni cutanee su ciascun lato, preparazione e asportazione dei tessuti previsti, controllo dell’emostasi (arresto del sanguinamento), posizionamento di drenaggi e chiusura della ferita con suture.
A cosa serve:
La mastectomia radicale bilaterale è un intervento chirurgico che prevede l’asportazione di entrambe le mammelle e, secondo indicazione clinica, dei tessuti adiacenti e dei linfonodi ascellari (linfonodi: “filtri” del sistema immunitario). Le finalità principali sono rimuovere completamente il tumore mammario quando presente e ridurre il rischio di recidiva locale (ritorno della malattia nella stessa sede). In casi selezionati può essere eseguita per ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare un carcinoma della mammella in persone ad alto rischio. Gli obiettivi clinici includono ottenere margini chirurgici liberi da malattia e definire lo stadio della malattia tramite valutazione linfonodale.
Che natura ha:
La mastectomia radicale bilaterale è una procedura chirurgica invasiva e demolitiva (distruttiva) che prevede l’asportazione di entrambe le mammelle; nella forma “radicale” può includere anche la rimozione dei muscoli pettorali e dei linfonodi ascellari (ghiandole del sistema immunitario che drenano la linfa), in base all’estensione della malattia. È un trattamento manuale-operatorio, eseguito in sala operatoria in anestesia generale. Non è una procedura farmacologica, anche se sono impiegati farmaci per anestesia, profilassi e terapia. Nel post-operatorio può causare dolore e limitazione funzionale transitoria.
Cosa comporta:
La mastectomia radicale bilaterale coinvolge in modo esteso entrambi i seni, con asportazione della ghiandola mammaria, della cute sovrastante (in misura variabile) e del complesso areola-capezzolo; spesso include anche la rimozione dei muscoli pettorali. È associata a dissezione linfonodale ascellare (rimozione dei linfonodi dell’ascella) su uno o entrambi i lati, con interessamento importante dei tessuti molli della regione toracica anteriore e delle ascelle. Possono essere coinvolti in misura moderata i nervi cutanei e i vasi locali, con possibili alterazioni di sensibilità e mobilità della spalla.
Quanto dura:
La mastectomia radicale bilaterale ha una durata prevedibile di circa 3–6 ore, calcolata dal momento dell’incisione alla sutura; a questi tempi possono aggiungersi 30–90 minuti per preparazione anestesiologica e risveglio. La durata è variabile in base a estensione della malattia e necessità di linfoadenectomia ascellare (rimozione dei linfonodi dell’ascella) o biopsia del linfonodo sentinella. Possono prolungare l’intervento aderenze da chirurgia o radioterapia precedente, ricostruzione mammaria contestuale, sanguinamento, caratteristiche anatomiche (es. obesità) e comorbilità che richiedono monitoraggi o manovre aggiuntive.
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Benefici attesi
Cosa aspettarsi:
La mastectomia radicale bilaterale consiste nell’asportazione chirurgica di entrambe le mammelle e, nella forma “radicale”, anche dei tessuti adiacenti (in particolare i muscoli pettorali) e dei linfonodi ascellari. Il beneficio atteso principale, quando indicata per tumore della mammella localmente avanzato, è ottenere un migliore controllo locale della malattia, cioè ridurre il rischio di persistenza o ricomparsa del tumore nella sede mammaria e nell’ascella. In questo contesto può contribuire alla completa rimozione macroscopica del tumore (resezione “a margini liberi”, cioè senza cellule tumorali ai bordi del tessuto asportato) e facilitare l’efficacia dei trattamenti complementari (chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia).
Quando eseguita come chirurgia “profilattica” (preventiva) in persone con rischio genetico molto elevato, come portatrici di varianti patogene di BRCA1 o BRCA2 (geni di predisposizione ereditaria), il beneficio atteso è una riduzione molto marcata del rischio di sviluppare un tumore della mammella, generalmente nell’ordine di circa 90–95%.
I limiti principali sono che la procedura non garantisce rischio zero, perché può rimanere una minima quota di tessuto mammario; inoltre non assicura da sola la guarigione se sono presenti micrometastasi (piccoli focolai a distanza non visibili), motivo per cui spesso è necessaria terapia sistemica. L’impatto su sopravvivenza e qualità di vita può variare in base a stadio, biologia del tumore e terapie associate, e la scelta deve essere personalizzata.
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Rischi e complicanze potenziali
Cosa può andare storto:
Gli effetti collaterali comuni dopo mastectomia radicale bilaterale includono dolore, gonfiore (edema) e lividi, spesso più intensi nei primi giorni; sono generalmente controllabili con analgesici. È frequente riduzione o perdita della sensibilità cutanea del torace e dell’ascella per sezione di piccoli nervi; può essere persistente. Possono comparire rigidità della spalla e limitazione del movimento, prevenibili con fisioterapia precoce. Sono comuni stanchezza e nausea (anche da anestesia o oppioidi), di solito transitorie. Dopo chirurgia mammaria, sieroma (raccolta di liquido) e necessità di aspirazioni/drenaggi aggiuntivi sono eventi relativamente frequenti, con tassi variabili in letteratura spesso nell’ordine del 10–30%.
Le complicanze generali di qualsiasi intervento includono infezione della ferita (mediamente 2–10%, più alta in presenza di obesità, diabete o fumo), sanguinamento/ematoma con possibile rientro in sala operatoria (circa 1–5%), ritardo di guarigione e deiscenza (apertura parziale della ferita). Possono verificarsi cicatrici ipertrofiche o cheloidi (più probabili in soggetti predisposti). La trombosi venosa profonda (TVP) e l’embolia polmonare (EP) sono rare ma rilevanti; in chirurgia mammaria i tassi sono in genere <1%, ridotti con profilassi antitrombotica e mobilizzazione.
Le complicanze specifiche della procedura comprendono linfedema dell’arto superiore (gonfiore cronico del braccio per ridotto drenaggio linfatico), più probabile se è associata dissezione ascellare; la frequenza varia ma spesso è circa 5–20%. È possibile lesione di nervi sensitivo-motori (ad es. nervo intercostobrachiale o nervo toracico lungo), con dolore neuropatico (dolore “a scossa/bruciore”), debolezza o “scapola alata”; tali eventi sono complessivamente non comuni ma possono essere persistenti. Può verificarsi necrosi cutanea o dei lembi (sofferenza dei tessuti per ridotta vascolarizzazione), con necessità di medicazioni prolungate o revisione chirurgica.
Tra i rischi sistemici e pericolo per la vita rientrano reazioni avverse all’anestesia generale (incluse reazioni allergiche gravi, eventi cardiaci o respiratori), emorragia massiva e tromboembolia maggiore; sono eventi complessivamente rari, ma potenzialmente fatali, con rischio generalmente <1% in pazienti adeguatamente valutati e monitorati.
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Controindicazioni
Relative:
Le principali controindicazioni relative alla mastectomia radicale bilaterale (asportazione della mammella e, di norma, dei linfonodi ascellari) includono condizioni che aumentano il rischio operatorio o richiedono precauzioni: instabilità cardiocircolatoria o respiratoria, scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica non controllata, aritmie significative, broncopneumopatia cronica ostruttiva (bpco) grave o insufficienza respiratoria. Diabete mellito non compensato, obesità severa e malnutrizione/ipoalbuminemia (basse proteine nel sangue) aumentano il rischio di infezioni e ritardi di guarigione. Disturbi della coagulazione o terapia anticoagulante/antiaggregante (farmaci che riducono la coagulazione) richiedono gestione perioperatoria dedicata. Infezioni in atto della cute o della mammella, o colonizzazione da patogeni resistenti, possono richiedere trattamento prima dell’intervento. Fumo attivo, radioterapia pregressa, malattie del connettivo e pregresse chirurgie/linfadenectomie ascellari possono aumentare complicanze locali e rischio di linfedema (gonfiore del braccio per alterato drenaggio linfatico). Inoltre fragilità avanzata e ridotta autonomia funzionale richiedono valutazione multidisciplinare.
Assolute:
Le principali controindicazioni assolute alla mastectomia radicale bilaterale sono condizioni che rendono la procedura non eseguibile o non giustificata. È controindicata in presenza di mancanza di indicazione clinica appropriata, ad esempio quando non vi è una diagnosi accertata o una reale necessità terapeutica/profilattica. È controindicata anche in caso di instabilità clinica grave non correggibile, come shock (grave insufficienza della circolazione), insufficienza respiratoria acuta o scompenso cardiaco severo non controllati, perché l’anestesia e l’intervento aumentano in modo inaccettabile il rischio di morte o complicanze maggiori. Rappresenta controindicazione assoluta la coagulopatia non correggibile, cioè un’alterazione della coagulazione che non può essere normalizzata (per esempio grave deficit dei fattori della coagulazione o impossibilità a sospendere/neutralizzare una terapia anticoagulante indispensabile), per l’elevato rischio di emorragia. È inoltre controindicata la presenza di infezione sistemica non controllata (sepsi) o di grave infezione locale del sito chirurgico non trattabile prima dell’intervento, per l’alto rischio di complicanze infettive.
Il paziente conferma di aver compreso tali condizioni e dichiara di escluderne la presenza al momento della firma.
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Alternative disponibili
Possibili alternative:
Le principali alternative alla mastectomia radicale bilaterale dipendono da diagnosi, estensione di malattia e rischio individuale. Nelle forme iniziali può essere indicata la chirurgia conservativa (lumpectomia o quadrantectomia), cioè rimozione del tumore con margine di tessuto sano, di solito associata a radioterapia. In alcuni casi è possibile la mastectomia monolaterale o una mastectomia meno estesa (semplice o skin-sparing/nipple-sparing), preservando cute e/o capezzolo quando oncologicamente sicuro. La gestione dei linfonodi può prevedere biopsia del linfonodo sentinella invece dello svuotamento ascellare. In situazioni selezionate, terapie sistemiche (chemioterapia, ormonoterapia, terapie a bersaglio) e radioterapia possono essere usate prima o dopo la chirurgia.
Principali differenze:
La mastectomia radicale bilaterale comporta l’asportazione di entrambe le mammelle e, in genere, dei tessuti circostanti; è tra gli interventi più invasivi e riduce in modo marcato il rischio di recidiva locale e, se indicata, di nuovo tumore, ma comporta maggiore rischio di complicanze (sanguinamento, infezione, sieroma, linfedema cioè gonfiore del braccio, dolore e limitazione funzionale). Alternative sono la chirurgia conservativa (quadrantectomia/lumpectomia) spesso con radioterapia: meno invasiva, preserva la mammella ma può richiedere trattamenti aggiuntivi. La mastectomia semplice o skin/nipple-sparing è meno demolitiva della radicale, con possibile migliore esito estetico. La sola sorveglianza/terapia medica riduce invasività ma può offrire minore controllo locale.
Conseguenze del rifiuto:
La mancata esecuzione della mastectomia radicale bilaterale può comportare persistenza o progressione della malattia per cui l’intervento è indicato (ad esempio tumore della mammella o rischio oncologico molto elevato), con possibile aumento delle dimensioni della lesione, coinvolgimento dei linfonodi (ghiandole del sistema immunitario che possono contenere cellule tumorali) e metastasi (diffusione a distanza). Il rinvio o il rifiuto possono determinare riduzione delle possibilità di controllo locale e di guarigione, necessità di trattamenti più intensivi (chemioterapia, radioterapia) e peggioramento della prognosi, oltre a dolore, ulcerazioni, sanguinamento o infezioni nelle fasi avanzate.
Consenso Informato Mastectomia radicale bilaterale: Indicazioni pre e post-procedura
Cosa fare prima:
Per prepararsi alla mastectomia radicale bilaterale, il paziente deve eseguire gli esami preoperatori richiesti e comunicare al team sanitario tutte le terapie in corso, allergie, precedenti anestesie e rischio di gravidanza. È necessario seguire le indicazioni su digiuno preoperatorio (di norma niente cibi o bevande nelle ore stabilite) e su eventuale sospensione o rimodulazione di farmaci che aumentano il sanguinamento, come anticoagulanti e antiaggreganti, solo su prescrizione medica. Si raccomanda astensione dal fumo e limitazione dell’alcol. Il giorno dell’intervento presentarsi senza trucco, smalto o gioielli e con documentazione clinica completa.
Cosa fare dopo:
Dopo mastectomia radicale bilaterale è indicato mantenere le medicazioni pulite e asciutte e seguire le istruzioni per la gestione dei drenaggi (tubicini che raccolgono i liquidi), registrando quantità e aspetto. Assumere analgesici e altri farmaci prescritti; evitare farmaci non autorizzati. Limitare sforzi e sollevamento pesi; iniziare gradualmente esercizi di mobilità della spalla secondo indicazione per ridurre rigidità e rischio di linfedema (gonfiore del braccio da ristagno linfatico). È frequente dolore, ecchimosi e ridotta sensibilità. Contattare urgentemente in caso di febbre, sanguinamento, secrezione purulenta, arrossamento esteso, gonfiore improvviso o difficoltà respiratoria. Seguire i controlli programmati.
Cosa evitare:
Dopo mastectomia radicale bilaterale è opportuno evitare sforzi e attività che aumentino dolore, sanguinamento o rischio di complicanze. Limitare sollevamento di pesi, movimenti ripetitivi e lavori domestici gravosi finché autorizzati dal chirurgo; evitare sport di contatto, corsa e palestra nelle prime settimane. Non guidare finché persiste dolore, ridotta mobilità delle spalle o uso di farmaci sedativi/oppioidi. Evitare bagni in vasca, piscina e sauna finché le ferite sono chiuse e i drenaggi rimossi. Evitare fumo e alcol eccessivo, che possono rallentare la guarigione.
A cosa prestare attenzione:
Dopo mastectomia radicale bilaterale, contattare subito un medico se compaiono sanguinamento persistente dalla ferita o dai drenaggi, aumento rapido del gonfiore o tensione al torace (possibile ematoma/seroma), febbre o brividi, arrossamento caldo e doloroso, secrezione purulenta o cattivo odore dalla ferita (segni di infezione), dolore intenso non controllato dai farmaci, difficoltà respiratoria o dolore toracico, gonfiore improvviso di un braccio con dolore o arrossamento (possibile trombosi o linfedema), intorpidimento o debolezza marcata dell’arto superiore, o perdita di sensibilità/colore della cute.