Consenso informato alla procedura di Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD)
Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD)? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.
La procedura di Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) è un Trattamento, talvolta denominato anche "Applicazione di spirale contraccettiva", che rientra nell'area specialistica di Ginecologia ed ostetricia. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "69.7".
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Descrizione della procedura
Cosa è:
L’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD, (Intra Uterine Device, o spirale) è una procedura ginecologica con cui si posiziona in utero un dispositivo a scopo contraccettivo. Dopo anamnesi e valutazione clinica, si esegue un esame ginecologico con speculum per visualizzare la cervice uterina. La cervice viene detersa e, se necessario, si misura la cavità uterina con una sonda (isterometria, cioè misurazione della profondità dell’utero) per verificare direzione e lunghezza del canale. L’IUD, sterile e caricato in un inseritore, viene introdotto attraverso il canale cervicale fino al fondo uterino e rilasciato. La corretta posizione intrauterina viene verificata e i fili vengono accorciati. La procedura dura in genere pochi minuti; sono possibili crampi e lieve sanguinamento.
A cosa serve:
L’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) è una procedura finalizzata principalmente alla contraccezione a lungo termine, con elevata efficacia e reversibilità. Gli obiettivi clinici includono ottenere una prevenzione della gravidanza stabile per anni riducendo la dipendenza dall’aderenza quotidiana. In base al tipo di IUD, si possono perseguire ulteriori finalità: lo IUD al rame agisce soprattutto impedendo la fecondazione, mentre lo IUD al levonorgestrel (un progestinico) può ridurre il sanguinamento mestruale e il dolore, contribuendo al trattamento di menorragia (mestruazioni molto abbondanti) e dismenorrea (dolore mestruale).
Che natura ha:
L’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) è una procedura contraccettiva invasiva a bassa complessità, eseguita in ambulatorio. Non è distruttiva (non rimuove né danneggia intenzionalmente tessuti). È principalmente manuale e strumentale: dopo l’esplorazione ginecologica, il medico introduce un sottile inseritore attraverso la cervice uterina (collo dell’utero) e posiziona l’IUD nella cavità uterina. Può essere dolorosa o fastidiosa durante il passaggio cervicale, con possibili crampi simili a quelli mestruali. Non è una procedura farmacologica, anche se può essere associata a analgesici o anestesia locale.
Cosa comporta:
La procedura di inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) coinvolge principalmente il tratto genitale femminile inferiore e superiore. In modo diretto sono interessati vagina e cervice uterina (collo dell’utero), attraversate dagli strumenti per posizionare l’IUD; l’impatto è in genere moderato e transitorio, con possibile fastidio o dolore tipo crampi. Il distretto maggiormente coinvolto è la cavità uterina (utero), sede di rilascio e stabilizzazione del dispositivo; l’effetto locale è intenso ma breve durante il posizionamento, poi generalmente minimo. In misura minore può essere coinvolto il bacino con crampi.
Quanto dura:
La procedura di inserimento di un dispositivo intrauterino (iud) dura in media circa 5–10 minuti, mentre la permanenza complessiva in ambulatorio è generalmente di 20–40 minuti per anamnesi, controllo preliminare e monitoraggio dopo l’applicazione. La durata può aumentare se sono necessari valutazione ecografica, misurazione della cavità uterina o manovre per facilitare il passaggio attraverso il collo dell’utero. Tempi più lunghi sono possibili in caso di nulliparità, cervice stenotica (canale cervicale molto stretto), uteroverso-flessione marcata, ansia o dolore, o precedenti interventi cervicali.
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Benefici attesi
Cosa aspettarsi:
L’inserimento di un dispositivo intrauterino (IUD) è un metodo di contraccezione a lunga durata d’azione e reversibile. Il beneficio principale atteso è una prevenzione molto efficace della gravidanza, con tassi di fallimento tipici annui circa 0,1–0,4% per gli IUD al levonorgestrel (ormone progestinico rilasciato localmente) e circa 0,8% per lo IUD al rame; questi valori corrispondono a un’efficacia superiore al 99% nell’uso reale. Un ulteriore beneficio è la protezione continuativa senza necessità di azioni quotidiane, con rapida ripresa della fertilità dopo la rimozione.
Per gli IUD al levonorgestrel, oltre alla contraccezione, è atteso un miglioramento dei sintomi legati a flussi abbondanti: è documentata una riduzione del sanguinamento mestruale mediamente dell’ordine del 70–90% entro 3–6 mesi, con possibile amenorrea (assenza di mestruazioni) in una quota di utilizzatrici nel tempo. Lo IUD al rame, invece, non contiene ormoni ed è indicato anche come contraccezione d’emergenza, con efficacia molto elevata se inserito entro 5 giorni dal rapporto non protetto.
I risultati possono variare: nei primi mesi sono possibili sanguinamenti irregolari (più frequenti con IUD ormonale) o mestruazioni più abbondanti e dolorose (più frequenti con IUD al rame), che possono limitarne la tollerabilità. L’IUD non protegge dalle infezioni sessualmente trasmesse, per cui può essere necessario associare il preservativo.
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Rischi e complicanze potenziali
Cosa può andare storto:
Effetti collaterali comuni: dopo l’inserimento di un dispositivo intrauterino (iud) sono frequenti dolore crampiforme pelvico e fastidio durante o nelle ore/giorni successivi, spotting o sanguinamenti irregolari e, nelle forme al rame, mestruazioni più abbondanti e più dolorose. Con iud al levonorgestrel (ormone progestinico) è comune riduzione del flusso mestruale fino ad amenorrea (assenza di mestruazioni); possono comparire cefalea, tensione mammaria, acne o variazioni dell’umore, in genere lievi. Le reazioni vasovagali (capogiro, nausea, sudorazione, possibile svenimento) possono verificarsi durante o subito dopo la procedura e sono relativamente comuni nelle procedure cervicali.
Complicanze generali: è possibile sanguinamento più intenso del previsto, di solito autolimitato. Può comparire infezione pelvica (malattia infiammatoria pelvica, infezione dell’utero e/o tube) soprattutto nelle prime settimane se è presente un’infezione sessualmente trasmessa non diagnosticata. Nelle grandi coorti, il rischio complessivo di malattia infiammatoria pelvica dopo inserimento è basso, circa 0,5–1% nel primo anno, con picco nelle prime 20 giorni. È possibile espulsione (parziale o completa) del dispositivo, più probabile nei primi mesi: le stime variano, in media circa 2–10% nel primo anno, con rischio più alto in alcune condizioni (ad esempio nel post-partum o con flussi molto abbondanti).
Complicanze specifiche della procedura: la complicanza più temuta è la perforazione uterina (passaggio dello strumento o dell’iud attraverso la parete dell’utero), rara ma possibile; le stime più affidabili indicano circa 1–2 casi per 1.000 inserimenti (0,1–0,2%), con rischio aumentato in allattamento e nel periodo post-partum. In caso di perforazione o migrazione può rendersi necessario intervento endoscopico/chirurgico per la rimozione. Può verificarsi inserimento difficoltoso o fallito, con necessità di riprogrammare la procedura.
Rischi sistemici e pericolo per la vita: eventi potenzialmente gravi sono rari ma includono sepsi (infezione sistemica), emorragia importante o complicanze chirurgiche se necessaria una rimozione invasiva. In caso di gravidanza con iud in sede, evento raro, aumenta il rischio relativo di gravidanza ectopica (in sede extrauterina), che può essere pericolosa per la vita; tuttavia, poiché l’iud riduce molto la probabilità di gravidanza, il rischio assoluto di ectopica resta basso. Fonti: revisioni e studi osservazionali su perforazione ed espulsione (es. coorte eurasiatica su perforazione; meta-analisi su tassi di espulsione), linee guida e documenti tecnici internazionali e nazionali (oms, acog, iss).
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Controindicazioni
Relative:
Le principali controindicazioni relative (cioè condizioni che non escludono automaticamente l’inserimento ma richiedono valutazione clinica individuale, eventuali accertamenti e precauzioni) includono: rischio aumentato di infezioni sessualmente trasmesse o partner multipli; storia recente di malattia infiammatoria pelvica (infezione di utero/tube) o endometrite post-partum, dopo adeguato trattamento; sanguinamento uterino anomalo non ancora spiegato, che può richiedere ecografia o biopsia endometriale; anomalie uterine (fibromi o malformazioni) che possono rendere difficile il posizionamento o aumentare espulsione/perforazione; post-partum precoce o allattamento, per possibile aumento del rischio di perforazione (soprattutto nelle prime settimane); precedente espulsione di IUD; anemia o mestruazioni molto abbondanti, soprattutto per IUD al rame; terapie anticoagulanti o disturbi della coagulazione, per rischio di sanguinamento; immunodepressione o rischio elevato di infezioni. In tutti questi casi è indicata una consulenza ginecologica dedicata.
Assolute:
Le principali controindicazioni assolute all’inserimento di dispositivo intrauterino (iud), secondo criteri condivisi da linee guida internazionali e dall’oms (medical eligibility criteria), includono: gravidanza accertata o sospetta; infezione genitale in atto, in particolare malattia infiammatoria pelvica (pid) o cervicite purulenta/clamidia o gonorrea non trattate; endometrite postpartum o aborto settico in corso o recente; sanguinamento uterino anomalo non ancora diagnosticato (cioè perdite ematiche non spiegate che richiedono accertamenti prima dell’inserimento); neoplasia del collo dell’utero o dell’endometrio (tumori maligni); malformazioni uterine o distorsioni della cavità uterina (ad esempio da fibromi importanti) che impediscono il corretto posizionamento; tubercolosi pelvica. Per lo iud al rame: malattia di wilson o allergia al rame. Per lo iud medicato con levonorgestrel: tumore della mammella in atto. Il/la paziente conferma di aver compreso tali condizioni e dichiara di escluderne la presenza al momento della firma.
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Alternative disponibili
Possibili alternative:
Le principali alternative all’inserimento di dispositivo intrauterino (iud) comprendono la contraccezione ormonale sistemica, come pillola estroprogestinica o progestinico‑solo, cerotto e anello vaginale, che agiscono inibendo l’ovulazione. Sono disponibili anche metodi a lunga durata non intrauterini, come l’impianto sottocutaneo e l’iniezione di progestinico depot, che riducono il rischio di errori d’uso. Tra le opzioni non ormonali rientrano i metodi di barriera (preservativo maschile o femminile, diaframma) e la sterilizzazione tubarica, opzione permanente. La scelta dipende da efficacia, controindicazioni e preferenze.
Principali differenze:
L’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) è un metodo contraccettivo a lunga durata: può essere al rame o al levonorgestrel (un progestinico). È minimamente invasivo, eseguito in ambulatorio, con elevata efficacia e reversibilità. I rischi principali includono dolore/crampi, sanguinamento iniziale, espulsione, raramente perforazione uterina e infezione pelvica soprattutto nelle prime settimane. Alternative: contraccettivi ormonali orali/transdermici/inali sono non invasivi ma richiedono aderenza e aumentano il rischio tromboembolico in alcune persone; l’impianto sottocutaneo è poco invasivo ma può dare irregolarità mestruali; la sterilizzazione è più invasiva, definitiva e con rischi chirurgici.
Conseguenze del rifiuto:
Se la paziente non si sottopone all’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD), può persistere l’assenza di una contraccezione altamente efficace e a lunga durata, con conseguente aumento del rischio di gravidanza indesiderata rispetto ai metodi meno efficaci o all’uso non costante. In caso di indicazione terapeutica (ad esempio IUD al levonorgestrel), la rinuncia può comportare il mancato controllo di sanguinamenti uterini abbondanti, dismenorrea (dolore mestruale) o necessità di alternative farmacologiche o procedure invasive. Potrebbe rendersi necessario ricorrere a metodi contraccettivi alternativi con diversa efficacia ed effetti indesiderati.
Consenso Informato Inserimento di dispositivo intrauterino (IUD): Indicazioni pre e post-procedura
Cosa fare prima:
Prima dell’inserimento di dispositivo intrauterino (IUD) si raccomanda di eseguire la visita ginecologica e, se indicato, test di gravidanza e screening per infezioni sessualmente trasmesse (infezioni trasmesse per via sessuale). Informi il medico su allergie, terapie in corso (in particolare anticoagulanti) e precedenti reazioni vaso-vagali (svenimento). È preferibile presentarsi non a digiuno e con un assorbente disponibile. Nelle 24 ore precedenti eviti rapporti non protetti; se vi è rischio, può essere indicata contraccezione d’emergenza. Può assumere un analgesico (antidolorifico) secondo indicazione medica. Contatti il servizio se ha febbre, perdite maleodoranti o dolore pelvico importante.
Cosa fare dopo:
Dopo l’inserimento di iud è frequente avere crampi tipo mestruale e piccole perdite di sangue (spotting) per alcuni giorni; talvolta possono durare alcune settimane. Può assumere analgesici comuni (es. ibuprofene o paracetamolo) se non controindicati. Usi assorbenti esterni se presente sanguinamento. È consigliabile evitare rapporti vaginali, tamponi e coppetta mestruale per 24–48 ore o secondo indicazione del ginecologo. Controlli periodicamente la presenza dei fili in vagina. Contatti urgentemente se compaiono febbre, dolore intenso o crescente, perdite maleodoranti, sanguinamento abbondante, svenimento, o sospetto di gravidanza. È spesso previsto un controllo clinico a 4–6 settimane.
Cosa evitare:
Dopo l’inserimento di IUD è consigliabile limitare attività fisica intensa e sollevamento di pesi nelle prime 24–48 ore se compaiono crampi o malessere. È opportuno evitare l’introduzione di corpi estranei in vagina (tamponi interni, coppette mestruali) e rapporti sessuali vaginali per 24–48 ore, o finché dolore e perdite ematiche leggere si riducono, per diminuire irritazione e rischio infettivo. Evitare bagni in vasca, piscine e idromassaggio nelle prime 24 ore se presenti perdite abbondanti. Non verificare il filo ripetutamente; controllarlo solo se indicato dal clinico. In caso di febbre, dolore intenso, perdite maleodoranti o sanguinamento importante, contattare il medico.
A cosa prestare attenzione:
Dopo l’inserimento di un dispositivo intrauterino (iud) è opportuno contattare subito un medico se compaiono dolore pelvico intenso o in peggioramento, febbre o brividi, perdite vaginali maleodoranti o insolite (possibile infezione), sanguinamento molto abbondante o prolungato, capogiri, svenimento o debolezza marcata. È consigliabile un controllo urgente anche in caso di ritardo mestruale o test di gravidanza positivo (raro rischio di gravidanza, anche extrauterina), dolore acuto a un lato dell’addome, oppure se si percepisce che l’iud è “scivolato”, se non si sentono più i fili o si avverte una parte rigida in vagina (possibile espulsione o malposizionamento).