Consenso informato alla procedura di Blocco nervoso periferico

Hai bisogno di un modulo di consenso informato per la procedura di Blocco nervoso periferico? Sei nel posto giusto: in questa pagina troverai le informazioni essenziali che il professionista sanitario deve fornire per garantire un consenso informato completo e consapevole da parte del paziente.

La procedura di Blocco nervoso periferico è un Trattamento, talvolta denominato anche "Blocco di plesso nervoso", che rientra nell'area specialistica di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore. In base alla classificazione ICD-9-CM (International Classification of Diseases, 9th revision - Clinical Modification), questo Trattamento può essere incluso nel seguente codice: "04.81 Iniezione di anestetico in nervo periferico per analgesia - 05.31 Iniezione di anestetico nei nervi simpatici per analgesia".

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Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Descrizione della procedura

Cosa è:

Il blocco nervoso periferico è una tecnica di anestesia loco-regionale e di terapia del dolore in cui si inietta un farmaco anestetico locale, talvolta associato ad altri farmaci, vicino a un nervo o a un plesso nervoso (insieme di nervi) per interrompere temporaneamente la trasmissione del dolore e, a seconda del caso, ridurre anche la sensibilità e la forza in una specifica area del corpo. La procedura viene eseguita in ambiente controllato con monitoraggio dei parametri vitali. Dopo disinfezione e, se necessario, anestesia della pelle, l’ago viene guidato con ecografia e/o con neurostimolazione (stimolazione elettrica a bassa intensità) per posizionarlo correttamente. Può essere eseguita anche con catetere perineurale per analgesia prolungata.

A cosa serve:

Il blocco nervoso periferico è una procedura anestesiologica in cui un anestetico locale viene somministrato vicino a un nervo o plesso nervoso per interrompere temporaneamente la trasmissione del dolore nella zona interessata. Le finalità principali sono ottenere analgesia efficace e mirata durante e dopo interventi chirurgici o procedure diagnostiche e ridurre l’uso di oppioidi, limitandone possibili effetti indesiderati (nausea, sonnolenza, depressione respiratoria). Gli obiettivi clinici includono miglior controllo del dolore acuto, facilitare la mobilizzazione precoce e la riabilitazione, migliorare il comfort e, in alcuni casi, supportare la gestione del dolore cronico o neuropatico.

Che natura ha:

Il blocco nervoso periferico è una procedura di anestesia loco-regionale che consiste nel posizionare un ago, spesso guidato da ecografia e/o neurostimolazione, vicino a un nervo o plesso nervoso per iniettare un anestetico locale, talvolta associato ad altri farmaci. È quindi una procedura invasiva, di tipo farmacologico, non manuale. Non è di norma distruttiva: l’obiettivo è bloccare temporaneamente la trasmissione del dolore e/o del movimento, con durata variabile. Può essere dolorosa o fastidiosa durante puntura e iniezione, generalmente ridotte con anestesia locale cutanea.

Cosa comporta:

Il blocco nervoso periferico coinvolge nervi situati fuori dal cervello e dal midollo spinale, generalmente a livello di collo, spalla, braccio, gomito, polso e mano, oppure di inguine, coscia, ginocchio, gamba, caviglia e piede; più raramente interessa la parete toracica o addominale. L’azione è prevalentemente locale e limitata al territorio del nervo bloccato, determinando riduzione o assenza temporanea di dolore e, talvolta, riduzione della forza e della sensibilità (intorpidimento) nell’area innervata. La durata e l’estensione dipendono dal farmaco e dalla tecnica utilizzata.

Quanto dura:

La procedura di blocco nervoso periferico ha in genere una durata complessiva di circa 15–30 minuti, comprendendo preparazione, posizionamento, disinfezione e iniezione dell’anestetico locale (farmaco che riduce temporaneamente la sensibilità). Il tempo può aumentare fino a 45–60 minuti in presenza di anatomia complessa, obesità, edemi o alterazioni dei tessuti, difficoltà a mantenere la posizione, necessità di guida ecografica più prolungata o di stimolazione nervosa, e nei pazienti con comorbidità che richiedono monitoraggio più stretto. L’insorgenza dell’effetto può richiedere ulteriori 10–30 minuti.

Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Benefici attesi

Cosa aspettarsi:

Il blocco nervoso periferico è una tecnica di anestesia regionale in cui un anestetico locale viene iniettato in prossimità di un nervo o di un plesso nervoso (insieme di nervi), spesso con guida ecografica, per interrompere temporaneamente la trasmissione del dolore nell’area interessata. I benefici attesi includono riduzione significativa del dolore durante e dopo l’intervento o la procedura, minore necessità di oppioidi (farmaci analgesici che possono dare nausea, sonnolenza, stipsi e depressione respiratoria), migliore recupero funzionale e facilitazione della mobilizzazione e della fisioterapia quando indicato. In ambito chirurgico il blocco può fornire anestesia completa dell’arto o della regione trattata, talvolta permettendo di evitare o ridurre la profondità dell’anestesia generale. In terapia del dolore può consentire analgesia mirata e, in selezionati casi, un “finestra” di sollievo utile per confermare l’origine neuropatica del dolore (dolore dovuto a sofferenza del nervo).

Le percentuali di successo variano in base a sede del blocco, tecnica, anatomia individuale e obiettivo (anestesia vs analgesia). Con tecniche moderne, in particolare con guida ecografica, l’efficacia clinica è spesso elevata, con successo generalmente nell’ordine dell’80–95% per ottenere un blocco adeguato; tuttavia possono verificarsi blocchi incompleti, durata più breve del previsto o necessità di analgesici aggiuntivi o di conversione ad altre tecniche anestesiologiche. L’intensità e la durata del beneficio sono quindi probabilistiche e non garantite.

Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Rischi e complicanze potenziali

Cosa può andare storto:

Gli effetti collaterali comuni del blocco nervoso periferico includono intorpidimento, debolezza e perdita temporanea della sensibilità o del movimento nell’area interessata, prevedibili perché il farmaco anestetico interrompe transitoriamente la conduzione nervosa. Sono frequenti anche formicolio e sensazione di “arto pesante” fino a completa risoluzione dell’effetto. Possono comparire dolorabilità o piccolo ematoma nel punto di inserzione dell’ago; sono in genere lievi e transitori.

Le complicanze generali comprendono sanguinamento o ematoma (più probabile in caso di terapia anticoagulante/antiaggregante o disturbi della coagulazione), infezione locale (rara; più raramente infezione profonda), reazioni allergiche a farmaci o disinfettanti (rare) e mancato effetto o analgesia/anestesia incompleta, che può richiedere ripetizione della procedura o tecniche alternative; il fallimento/efficacia parziale è variabile in base al nervo e alla tecnica e può arrivare a circa 5–20%.

Le complicanze specifiche della procedura includono lesione nervosa (irritazione o danno del nervo), che può causare dolore neuropatico, alterazioni della sensibilità o debolezza prolungata; la maggior parte dei disturbi è transitoria, mentre un danno persistente è raro (circa 0,02–0,2%). Può verificarsi iniezione intravascolare accidentale o diffusione non desiderata dell’anestetico; in alcuni distretti (es. blocchi del plesso brachiale) possono comparire raucedine, ptosi e miosi per interessamento simpatico (sindrome di Horner), di solito transitori. In blocchi sovraclaveari o interscalenici è possibile paralisi transitoria del diaframma per interessamento del nervo frenico, con dispnea soprattutto in persone con ridotta funzione respiratoria.

I rischi sistemici e potenzialmente pericolosi per la vita includono la tossicità sistemica da anestetici locali (local anesthetic systemic toxicity, LAST), dovuta a livelli elevati nel sangue: può causare ronzii, gusto metallico, confusione, convulsioni, aritmie e arresto cardiaco. È rara, con frequenze riportate intorno a 0,03–0,3%, ma richiede trattamento immediato. In rari casi possono verificarsi grave reazione allergica (anafilassi) e compromissione respiratoria significativa nei blocchi con possibile coinvolgimento del diaframma.

Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Controindicazioni

Relative:

Le principali controindicazioni relative (cioè situazioni in cui il blocco nervoso periferico non è necessariamente vietato ma richiede valutazione caso per caso e precauzioni) includono alterazioni della coagulazione o terapia anticoagulante/antiaggregante, per l’aumentato rischio di sanguinamento ed ematoma; infezione locale nel sito di puntura o infezione sistemica non controllata, per il rischio di diffusione dell’infezione; neuropatie preesistenti o deficit neurologici (danno o sofferenza dei nervi), perché può essere più difficile distinguere eventuali nuovi sintomi e può aumentare il rischio di peggioramento; diabete con neuropatia, per maggiore vulnerabilità nervosa; allergia o precedente reazione a anestetici locali o adiuvanti (farmaci aggiunti), che impone alternative e sorveglianza; difficoltà di collaborazione o impossibilità a riferire sintomi (es. sedazione profonda, confusione), che riduce la sicurezza durante l’esecuzione; anatomia complessa, obesità marcata o esiti cicatriziali, che possono rendere la procedura più difficile; malattie cardiopolmonari severe, se previste dosi elevate o blocchi estesi, per possibile impatto emodinamico e respiratorio.

Assolute:

Le principali controindicazioni assolute al blocco nervoso periferico (tecnica di anestesia regionale che interrompe temporaneamente la conduzione del dolore in un nervo o plesso nervoso) includono: rifiuto o mancato consenso informato del paziente, infezione nel punto di inserzione dell’ago o infezione dei tessuti circostanti (per rischio di diffusione dell’infezione in profondità), allergia grave o reazione anafilattica documentata agli anestetici locali o agli eccipienti indispensabili, disturbi gravi della coagulazione o terapia anticoagulante non compatibile con la procedura, con conseguente rischio non accettabile di sanguinamento o ematoma in sedi non comprimibili, e instabilità emodinamica grave non controllata (alterazioni critiche di pressione e/o circolazione) quando la procedura può peggiorare le condizioni cliniche o ritardare trattamenti salvavita. È inoltre controindicata l’esecuzione in presenza di incapacità a collaborare o a mantenere l’immobilità necessaria quando ciò impedisce in modo categorico un’esecuzione sicura e non è possibile adottare alternative appropriate.

Il paziente conferma di aver compreso tali condizioni e dichiara di escluderne la presenza al momento della firma.

Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Alternative disponibili

Possibili alternative:

Le principali alternative al blocco nervoso periferico includono l’anestesia generale, che induce perdita di coscienza e controllo delle funzioni vitali con farmaci endovenosi e/o inalatori, e l’anestesia neurassiale (spinale o epidurale), che riduce la sensibilità nella parte inferiore del corpo agendo su radici nervose del midollo spinale. In alcuni casi è possibile l’anestesia locale per infiltrazione, con iniezione di anestetico nel sito chirurgico. Per il controllo del dolore, alternative sono analgesici sistemici (paracetamolo, farmaci antinfiammatori non steroidei e oppioidi), con possibili effetti indesiderati gastrointestinali, renali o respiratori.

Principali differenze:

Il blocco nervoso periferico consiste nell’iniezione di anestetico locale vicino a un nervo per ottenere analgesia mirata e ridurre l’uso di oppioidi; è minimamente invasivo e spesso consente migliore controllo del dolore e recupero funzionale. Rispetto all’anestesia generale offre meno effetti sistemici, ma comporta rischi specifici come lesione nervosa, ematoma, infezione e tossicità sistemica da anestetico locale (reazioni da assorbimento nel sangue). L’anestesia neurassiale (spinale/epidurale) può dare analgesia più estesa ma è più invasiva e può causare ipotensione e ritenzione urinaria. Analgesici sistemici (FANS, paracetamolo, oppioidi) sono meno invasivi ma con maggiori effetti collaterali generali.

Conseguenze del rifiuto:

In assenza di blocco nervoso periferico, il dolore può rimanere non adeguatamente controllato, con possibile necessità di dosi maggiori di analgesici sistemici (farmaci assunti per via generale, come oppioidi o antinfiammatori). Ciò può aumentare il rischio di effetti indesiderati come nausea, sonnolenza, stipsi, confusione, depressione respiratoria (riduzione del respiro) o sanguinamento gastrointestinale. Un controllo insufficiente del dolore può ostacolare mobilizzazione e riabilitazione, peggiorare sonno e qualità di vita e favorire cronicizzazione del dolore. In alcuni casi può essere necessario ricorrere a tecniche alternative di anestesia/analgesia.

Consenso Informato Blocco nervoso periferico: Indicazioni pre e post-procedura

Cosa fare prima:

Per il blocco nervoso periferico è necessario presentarsi con documento clinico e lista aggiornata dei farmaci. Di norma è richiesto il digiuno: almeno 6 ore per cibi solidi e latte e 2 ore per liquidi chiari, salvo diversa indicazione. Informi l’équipe su allergie, disturbi della coagulazione e terapie con anticoagulanti o antiaggreganti (farmaci che riducono la coagulazione), che possono richiedere sospensione o modifica. Segnali febbre, infezioni cutanee nella sede di puntura o gravidanza. Eviti alcol e droghe; non applichi creme sulla zona. Dopo la procedura non guidi se indicata sedazione.

Cosa fare dopo:

Dopo un blocco nervoso periferico è normale avvertire intorpidimento e debolezza dell’arto per alcune ore; la sensibilità e la forza tornano gradualmente. Finché l’effetto non è svanito, non guidare, non usare macchinari e proteggi l’arto da urti, calore o freddo (rischio di lesioni perché non si percepisce il dolore). Mantieni la medicazione asciutta se presente. Assumi gli analgesici prescritti, idealmente prima che il blocco si risolva per evitare “dolore di rimbalzo”. Contatta subito i sanitari se compaiono dolore intenso non controllato, gonfiore rapido, sanguinamento, febbre, difficoltà respiratoria, o formicolii/debolezza persistenti oltre 24 ore.

Cosa evitare:

Dopo un blocco nervoso periferico è opportuno evitare o limitare attività finché la sensibilità e la forza non sono tornate normali. Non guidare veicoli, non usare macchinari, non firmare decisioni importanti e non svolgere attività a rischio di caduta o trauma. Proteggere l’arto anestetizzato da calore, freddo, pressione e tagli, perché la ridotta sensibilità può causare lesioni non percepite. Evitare sforzi, sport e sollevamento pesi con l’arto trattato; non appoggiare prolungatamente il peso su di esso. Se è stata somministrata sedazione, evitare alcol e restare accompagnati per almeno 24 ore.

A cosa prestare attenzione:

Dopo un blocco nervoso periferico è normale avere temporanea insensibilità e debolezza dell’arto. Contatti subito un professionista sanitario in caso di difficoltà respiratoria, gonfiore del viso o orticaria (possibile reazione allergica), capogiri intensi, svenimento, palpitazioni, ronzio alle orecchie, gusto metallico, formicolii diffusi, confusione o convulsioni (possibile tossicità da anestetico locale), dolore crescente, arrossamento, calore, secrezioni o febbre (possibile infezione), ematoma in rapido aumento o sanguinamento, oppure perdita persistente di sensibilità o forza oltre 24 ore, dolore bruciante o deficit motori nuovi.

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